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Il Giappone non rispetta la sentenza della Corte di giustizia dell’Aja

Dopo un anno di stop in seguito alla sentenza dell’Ajia, il Giappone torna a uccidere balene

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Tokio (Giappone) – Nel 2014 la Corte di giustizia dell’Aja aveva diffidato il Giappone da continuare la sua caccia alle balene perché le prove portate dal paese del sol levante per dimostrare che la caccia era per fini scientifici, erano state reputate non vere.

Il Giappone, che insieme alla Norvegia, è l’unico paese che continua a fare strage di cetacei senza neanche fare differenza tra esemplari in stato interessante o piccoli, ha fermato la sua flotta per un anno, nella stagione 2014-2015, ma nel 2015 la caccia è ripartita.

E’ di questi giorni il rapporto dell’Istituto giapponese per la ricerca sui cetacei che ha reso noto che quest’anno sono state uccise 300 balene di cui 200 erano incinta.

Il Giappone ignora la sentenza della Corte di Giustizia e continua per la sua strada per salvaguardare gli interessi economici di una gruppo di ricche famiglie locali che possiedono la flotta baleniera.

La carne di balena non viene cacciata per fini scientifici, come dimostrato dagli inquirenti della Corte di Giustizia dell’Ajia, ma per alimentare un mercato fondato su di una parte ristretta della popolazione che acquista carne di balena più per tradizione che per convinzione culinaria.

Un sondaggio del 2014 tra la popolazione nipponica ha messo in evidenza come solo i più anziani sono ancora disposti a mangiare carne di balena, il resto della popolazione trova il gusto della carne di cetaceo non piacevole.