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Tre motivi per i quali il Vendée di Pedote è stato un successo

Tempo di bilanci sul Vendée Globe per lo skipper fiorentino Giancarlo Pedote; la sua regata è stata una vittoria sotto molti punti di vista

Torqeedo
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Giancarlo Pedote ha ottenuto il miglior risultato mai raggiunto dalla vela italiana al Vendée Globe, la regata delle regate, l’Everest del mare. Il suo ottavo posto e il tempo, di poco inferiore agli 81 giorni, certificano la grande impresa portata a termine dallo skipper di Prysmian Group.

Adesso si apre il momento dei bilanci e di tirare le somme di cosa è stato il Vendée Globe dello skipper fiorentino. Da un punto di vista mediatico, strategico, e sotto l’aspetto dell’esperienza, la sua regata è probabilmente una delle migliori della flotta.

Ha “bucato lo schermo” decisamente di più rispetto ai “freddi” giovani campioni francesi, ha mostrato razionalità nelle scelte tattiche e adesso si ritrova con un importante bagaglio di esperienza.

Ecco perché il Vendée Globe di Giancarlo Pedote è stato davvero vincente.

Comunicazione

Da un punto di vista mediatico Giancarlo Pedote ha vinto. Partito un po’ in sordina e poco sotto i riflettori, il pubblico ha apprezzato durante la regata la sua spontaneità nei video e nelle comunicazioni inviate da bordo.

Un navigatore che, con la voce strozzata dall’emozione, ammette candidamente a favore di telecamera di avere paura crea un’enorme empatia con il pubblico. Pedote è riuscito a creare un rapporto con i suoi follower, che sono riusciti a immedesimarsi nelle sue difficoltà e nelle peripezie spesso molto più che con altri skipper.

Dalin, Burton, Ruyant, in confronto a Pedote, sono sembrati uomini di ghiaccio, ma da un punto di vista comunicativo hanno lasciato poco. Pedote è riuscito a unire regata e avventura, in puro spirito Vendée Globe.



Obiettivi

Il vero capolavoro di Pedote è stato quello di essere rimasto fedele a se stesso, alla sua strategia e ai suoi obiettivi. Era partito dichiarando di avere come scopo in questo giro del mondo quello di finire la regata, prima di tutto. Le previsioni lo davano oltre la decima posizione, alla fine ha finito ottavo perché nella risalita dell’Atlantico ha dimostrato che lui non ha affatto dimenticato come si attacca in regata.

E’ riuscito a non farsi trascinare dagli eventi e a seguire, quasi con ossessione, l’idea di tenere in buona forma la barca e i suoi materiali. Strategicamente quello di Pedote è un capolavoro perché, con le emozioni altalenanti che un Vendée Globe impone agli skipper, tenere la lucidità mentale e rimanere sempre razionale e coerente con se stesso è un’impresa.

Pedote è un regatante puro, e per non lasciarsi trasportare dagli inseguimenti in classifica deve avere fatto uno sforzo immane.

Portare a termine la corsa era il suo primo obiettivo e l’ha centrato alla grande.

Esperienza

Finire il giro del mondo significa anche riuscire ad avere un’idea precisa e completa di cosa sia un Vendée Globe. Se si fosse ritirato a metà per una rottura questo sguardo d’insieme non sarebbe possibile e a Giancarlo mancherebbe qualcosa se decidesse di partecipare, come sembra sua intenzione, a un nuovo giro fra 4 anni.

Tagliare il traguardo significa aumentare il proprio bagaglio di conoscenze, capire le criticità della sua barca, significa avere il know how per potere sviluppare con cognizione di causa un nuovo Imoca se ne avrà l’occasione.

L’esperienza è quindi futuribile, chi deciderà di investire su Pedote per il prossimo quadriennio, magari sarà la stessa Prysmian, si ritroverà uno skipper saggio, consapevole e potenzialmente molto competitivo se gli verranno forniti i mezzi adeguati. La storia potrebbe essere quindi solo all’inizio.


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