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Vendée Globe: Giancarlo Pedote bussa al tempio dei grandi della vela

Un numero sempre maggiore di italiani comincia a capire cosa sta accadendo al Vendée Globe con Giancarlo Pedote

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Atlantico – Metodico, serio, concentrato, Giancarlo Pedote è a un passo dall’entrare nell’olimpo della vela mondiale costituito dal quintetto di testa. Oggi è sesto nella classifica del Vendée Globe, l’Everest del Mare, la regata più dura e pericolosa che un solitario possa immaginare.

Il Vendée Globe è una regata che ti porta a navigare nei mari più tempestosi del globo, a sfiorare la linea degli iceberg, ad attraversare per ben due volte quelli che tutti chiamano i 40 ruggenti e poi i 50 urlanti.

Sino a oggi la parte alta della classifica di questa regata era riservata ai francesi e gli inglesi. Erano loro che dominavano dalla vetta dell’olimpio velico il mondo dei solitari. Loro ad aver diritto ad essere considerati i superman del mare, nomi leggendari come Loick Peryon, Michel Desjoyeaux, Alex Thompson conosciuti ovunque e ovunque considerati i signori della vela, ma ora, alla grande porta del tempio, sta bussando un velista italiano, Giancarlo Pedote.

Non ha il cappello in mano, ma non ha neanche l’aria presuntuosa che molti suoi colleghi hanno assunto per aver raggiunto obiettivi anche meno importanti di quelli che sta raggiungendo lui. Con pazienza, tra delusioni e momenti di grande entusiasmo, Pedote è arrivato a passare la linea di partenza del sogno della sua vita, il Vendée Globe. Ha affrontato la regata come è nel suo carattere, con metodo e sangue freddo.

Altri si sono lanciati sulle ali delle loro barche volando sulle onde a velocità proibitive come se potessero sfuggire alle leggi della fisica e del mare per poi, improvvisamente, cadere e scomparire nell’oblio del tempo che guarda indietro.

Pedote ha tirato le redini, stretto le ginocchia e controllato in ogni momento la potenza di Prysmian, la sua barca.

L’ha tenuta a bada pensando che il mondo è grande e ce nel vuole per girarlo, e per farlo a vela, come prima cosa, bisogna avere una barca, perciò a costo di farsi dare del timoroso, del troppo prudente, Giancarlo ha spronato il suo cavallo quel tanto che bastava a non perdere il passo con gli altri, ma senza mai portarlo all’estremo, poi, passato l’ultimo dei capi, l’Horn che lo ha rimesso sulla strada di casa, ha allentato le redini, regolato le vele e ha iniziato la sua grande galoppata, girandosi di tanto in tanto a vedere chi lasciava dietro.

In questo momento Giancarlo Pedote è settimo e fa una certa impressione vedere quella bandierina di tre colori così alta in classifica dove non era mai stata dai tempi di Giovanni Soldini.

Grazie Giancarlo. Grazie per farci sognare, per farci sperare, non sappiamo dove puoi arrivare, speriamo in alto, molto in alto, ma sappi che già così ci hai riempito di orgoglio.

Uno dei nostri, marinaio del mediterraneo che si presenta sulla soglia del tempio della vela oceanica e bussa forte perché gli venga aperto.

Chapeau

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