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Il giallo del velista scomparso: spunta l’ipotesi di una fuga

Continuano a Palermo le ricerche del velista scomparso Andrea Taormina, i resti della barca non sarebbero del tutto riconducibili al Malandrina e spunta l’ipotesi di una fuga

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Il mistero per la scomparsa di Andrea Taormina con la sua barca a vela Malandrina, dopo che si erano trovati i resti di una barca a vela nel tratto di mare tra tra San Vito Lo Capo e Balestrate di cui vi avevamo parlato giorni fa, si infittisce.

Secondo alcune indiscrezioni la futura moglie del velista, con la quale sarebbe dovuto andare a nozze il prossimo giugno, non avrebbe riconosciuto come appartenenti alla barca tutti i resti trovati lungo le spiagge tra Palermo e Castellammare del Golfo.

Si tratterebbe di parabordi e alcune componenti bruciate, elementi che avevano fatto pensare a un incendio o un’esplosione a bordo. Secondo quanto riportato anche dal Giornale di Sicilia, che sta seguendo il caso, il riconoscimento di questi reperti che apparterrebbero alla Malandrina non è affatto scontato.

Si aprono a questo punto altre ipotesi, come quella della fuga volontaria verso il nord Africa, dove Taormina avrebbe dei non ben specificati rapporti di amicizia. Occorre precisare che si tratta al momento di sole ipotesi, anche se le Forze dell’Ordine stanno seguendo anche questa pista in modo concreto.

La futura moglie di Taormina ha chiesto pubblicamente che vengano impiegati mezzi o sonde sottomarine per verificare se il relitto si trovi nel tratto di mare inizialmente ipotizzato per l’incidente, ovvero tra San Vito Lo Capo e il porto di Balestrate.

Una zona che si caratterizza per fondali quasi abissali: allontanandosi da San Vito verso Balestrate la profondità scende praticamente a picco superando abbondantemente i 200 metri di fondo, per questa ragione una verifica sottomarina in quel tratto di mare resta difficile se non impossibile.

Le speranze che Taormina sia ancora in vita non sono del tutto svanite.

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