sabato 13 giugno 2026
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Vendée Arctique, Goodchild guida davanti a Beccaria

Vendée Arctique 2026, Sam Goodchild è al comando davanti ad Ambrogio Beccaria mentre la flotta rientra verso Les Sables d’Olonne.

Il percorso della Vendée Arctique
Il percorso della Vendée Arctique
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Sam Goodchild guida la Vendée Arctique mentre la flotta ha ormai lasciato alle spalle il Grande Nord e sta facendo rotta verso Les Sables d’Olonne. Alle sue spalle c’è Ambrogio Beccaria, risalito al secondo posto con Allagrande Mapei, davanti a ...lodie Bonafous, Violette Dorange e Francesca Clapcich. La regata è entrata nella fase decisiva: dopo il passaggio oltre il Circolo Polare Artico, gli IMOCA sono tornati a puntare verso sud, in una lunga discesa che può ancora cambiare gli equilibri della classifica.

La Vendée Arctique 2026 sta confermando la durezza di una prova nata per portare gli skipper del circuito IMOCA in un territorio poco frequentato dalle grandi regate oceaniche. Non c’è una rotta obbligata verso una boa fisica, ma un obiettivo geografico: superare il Circolo Polare Artico alla longitudine scelta da ciascun concorrente e poi rientrare al porto di partenza. Una formula che ha trasformato la corsa in una prova di velocità, strategia e resistenza, con decisioni di rotta prese in condizioni meteo complesse e in un ambiente poco abituale per queste barche.

La Vendée Arctique entra nella fase decisiva

Il momento simbolico della regata è arrivato con il passaggio oltre i 66 gradi Nord. Goodchild è stato il primo ad aprire la strada, seguito dagli altri skipper del gruppo di testa. Per gli uomini e le donne in mare non è stato soltanto un punto sulla carta nautica: entrare in quelle latitudini significa navigare in una zona dove cambiano la luce, la temperatura, la visibilità e il modo stesso di interpretare il mare. Nebbia, cielo basso e freddo hanno accompagnato una parte della flotta, prima che le barche iniziassero la discesa verso sud con velocità di nuovo elevate.

Per Ambrogio Beccaria, la Vendée Arctique sta diventando una tappa importante nel percorso verso l’altura oceanica in IMOCA. Dopo gli anni in Class40, l’italiano sta confermando la sua capacità di adattarsi a una barca più potente e a una gestione molto diversa della navigazione in solitario. Il secondo posto provvisorio non è solo un dato di classifica: racconta una regata condotta con attenzione, senza perdere contatto dai primi e riuscendo a sfruttare le fasi favorevoli nella discesa dall’Artico.

Il ritiro di Horeau e la classifica degli inseguitori

La corsa ha già perso uno dei protagonisti attesi. Corentin Horeau, su MACSF, si è ritirato l’8 giugno dopo un problema alla landa e al sartiame che ha reso fragile l’albero. Una decisione difficile, ma inevitabile in una regata che si corre in solitario e senza assistenza, dove la prudenza tecnica diventa parte della competizione. Il ritiro ha modificato la classifica e ha aperto spazio agli inseguitori, ma non ha tolto pressione a chi resta in mare.

Davanti, Goodchild mantiene un margine importante. MACIF Santé Prévoyance sembra avere trovato continuità di passo, ma la rotta verso Les Sables d’Olonne resta lunga e non consente distrazioni. Alle sue spalle Beccaria, Bonafous, Dorange e Clapcich formano un gruppo di inseguitori che continua a spingere. Le differenze di velocità nelle ultime ore mostrano che la regata non è ancora congelata: ogni variazione di vento, ogni angolo di rotta e ogni scelta di vele può pesare.

Una prova verso il Vendée Globe 2028

Questa Vendée Arctique è anche il primo vero banco di prova del nuovo ciclo che porterà al Vendée Globe 2028. Per gli skipper significa misurare barca, preparazione e resistenza mentale in una regata breve rispetto al giro del mondo, ma intensa. Per il pubblico, invece, è un modo per iniziare a capire chi potrà essere protagonista nei prossimi anni della classe IMOCA.

Il rientro verso Les Sables d’Olonne dirà se Goodchild riuscirà a difendere il vantaggio o se il gruppo alle sue spalle troverà ancora un’occasione per riaprire la partita. Intanto la Vendée Arctique ha già lasciato un segno: ha portato gli IMOCA oltre una linea che, fino a pochi giorni fa, apparteneva più all’immaginario delle spedizioni polari che alle regate oceaniche moderne.

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