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Quattro giorni all’ancora nella tempesta

Uno skipper texano resiste 4 giorni all’ancora sotto un vento da 55 nodi, ma alla fine lancia il mayday

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Port Townsend (USA) – Scott è uno skipper 46enne del Texas. Dopo un paio di giorni di bagordi con gli amici il 13 gennaio scorso ritorna sulla sua barca, un 30 piedi in vetroresina ormeggiato nella baia davanti alla città.

Il vento sta salendo e Scott sa che sarebbe meglio alzare l’ancora e andarsene da lì per cercare un riparo migliore. Il vento entra dritto nella baia, ma Scott sta male, e l’ancora ha una cima attorcigliata, e per andarsene dovrebbe scendere in acqua e liberare l’elica.

Il forte dolore allo stomaco lo fa pendolare tra il bagno e la cuccetta. A mala pena riesce a rinforzare il calumo con una seconda ancora e a dare giù tutta la catena di cui dispone.

Il vento sale e la sera del primo giorno raggiunge i 52 nodi. Scott rimane in quella situazione per tre giorni. Di burrasche già ne ha viste quindi non si preoccupa più di tanto, ma la barca soffre, cigola e ogni onda che arriva strattona la catena sulla galloccia dove Scott l’ha legata.

Alla mattina del 4° giorno, il 17 gennaio, il GPS avverte Scott che la barca si sta muovendo, l’ancora sta arando spinta dalla furia del vento. Alla fine Scott non può fare altro che chiamare la Guardia Costiera e lanciare l’allarme.

La motovedetta arriva in meno di un’ora e gli uomini della Guardia Costiera gli chiedono di abbandonare la barca e salire sulla motovedetta, ma Scott si rifiuta.

L’ufficiale allora gli passa una cima da traino. Ora tra loro e la salvezza c’è solo l’ancora di Scott. Quella maledetta ancora che ara portandosi dietro anche la seconda ancora appennellata, ma che ora si rifiuta di risalire a bordo. Il verricello tira disperatamente, ma dopo poco si ferma, si fredda e poi riparte, ma sul ponte risalgono si e no una ventina di maglie e il verricello torna a fermarsi, il vento è troppo forte e non ce la fa, si dovrebbe mettere in moto e avanzare sul calumo per avere la catena a piombo, ma l’elica è bloccata da una cima e non c’è nulla da fare.

Alla fine, l’ufficiale innervosito dalla lentezza con la quale Scott si muove gli ordina di tagliare la catena dell’ancora.

Scott diventa bianco in volto, “Come tagliare la catena, non voglio perdere le sole due ancore di cui dispongo”. L’ufficiale lo vede titubante e incalza, “o taglia la catena o sale sulla motovedetta abbandonando la barca”, la situazione è pericolosa, la motovedetta è molto vicino ai bassi fondali e l’ufficiale non vuole correre il rischio di finirci sopra.

Scott prende le grandi cesoie che tiene legate sotto la scaletta d’ingresso e si accinge a tagliare. Piazza la cesoia, ma non ha il coraggio di fare forza sino in fondo, l’anello della catena è tagliato in parte, ma ancora non cede. Alla fine l’ufficiale salito sulla barca si avvicina all’orecchio di Scott e grida con tutto il fiato che ha in corpo, “Taglia!”. Istintivamente Scott sposta tutto il peso del suo corpo sulla cesoia e si sente un forte rumore, la catena è tagliata e scivola in acqua. La motovedetta da gas e il convoglio esce dalla baia.

E’ stato come aprire la botola sotto i piedi di un uomo alla sua impiccagione” dirà Scott all’ufficiale.