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martedì 24 novembre 2020

A 600 metri gli scienziati incontrano il mostro

Fotografata una rara specie di rana pescatrice degli abissi che va a caccia grazie a una luce

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Oceano Pacifico, fossa di Monterey Canyon – Sullo schermo del monitor per ore solo il blu dell’oceano, il plancton e qualche piccolo pesce dalle strane forme, ma poi, improvvisamente, dalla parte destra dello schermo, sbuca un mostro che fa sobbalzare la ricercatrice che sta davanti al monitor.

Una testa enorme su di un corpo molto piccolo, buona parte della testa è occupata dalla bocca da cui spuntano una lunga serie di denti aghiformi che rifrangono la luce nell’oscurità dell’oceano. Sopra la testa un osso fuoriesce e si proietta verso l’alto, in cima a questo risplende un luce. Neanche le più fervide fantasie di Spielberg avrebbero potuto creare un mostro tanto orribile.

Siamo a 600 metri di profondità, o meglio, il robot che la ricercatrice del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) in California, sta guidando, si trova a quella profondità al centro della fossa di Monterey Canyon nell’Oceano Pacifico.

Gli scienziati studiano la fauna e la flora degli abissi e quando il mostro viene avvistato subito si accende un attività frenetica nella sala. Uno scienziato chiama l’altro e il capo ricerca ordina di scattare, scattare più foto possibile.

Non siamo davanti a una scoperta sensazionale, ma davanti a una rana pescatrice degli abissi. L’eccitazione è data dal fatto che non ci sono fotografie o riprese di questo animale nel suo ambiente naturale. Il pesce, oggettivamente orribile, è conosciuto attraverso i resti di esemplari morti riportati a riva dai pescatori.

La rana pescatrice degli abissi, di cui ne esistono diverse specie, è un animale, come molti di quelli che vivono negli abissi, particolare. L’osso che gli sbuca sulla testa, è parte della colonna vertebrale e serve a pescare. Tramite la luce che brilla al suo apice, la rana attira le prede.