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Coppa America: la storia delle sfide infinite tra Italia e Nuova Zelanda

Quella che inizierà il 10 marzo prossimo è solo l’ultima di una lunga serie di sfide di Coppa America che hanno fatto la storia dell’America’s Cup

NSS
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La storia delle sfide veliche tra Italia e Nuova Zelanda ha una tradizione lunga che affonda le sue radici nella storia della Coppa America, portandoci indietro ai suoi anni più gloriosi. I primi incroci tra una barca italiana e i kiwi avvennero nel 1987, nell’edizione australiana, la prima senza gli americani come defender.

Il nostro paese si presentò nella trasferta australe con Azzurra e Italia, due sfide con un percorso travagliato in avvicinamento alle regate, vennero entrambe eliminate dopo i round robin mentre i neozelandesi andarono avanti.

Moro di Venezia


Fu quello il preludio delle grandi emozioni del 1992 con il Moro di Venezia, che in finale di Louis Vuitton Cup, nelle acque di San Diego, si trovò davanti Team New Zealand guidato da Rod Davis, la prima edizione con i nuovi classe Coppa America che sarebbero andati avanti per oltre 20 anni.

L’inizio del Moro di Venezia fu travagliato, perse la prima regata, vinse la seconda per poi cedere il passo in tre match di fila e andare sotto per 4-1. Già a inizio anni ’90 i kiwi erano un team che sorprendeva per le soluzioni tecniche e progettuali delle proprie barche, in quell’occasione si erano inventati un uso del bompresso al limite con il regolamento, cosa che gli italiani scoprirono dopo un’attenta analisi fotografica di Carlo Borlenghi, ingaggiato per le azioni di spionaggio.

Paul Cayard al timone del Moro, protestò ufficialmente i neozelandesi, ai quali venne tolto un punto e l’uso del bompresso. La finale a quel punto cambiò direzione, con una rimonta implacabile regata dopo regata il Moro andò a vincere per 5-3.

Piccola curiosità, proprio in quella serie comparse per la prima volta al timone di un Coppa America un certo Russel Coutts. I neozelandesi provarono la carta della disperazione per le ultime due regate, sbarcando Rod Davis promuovendo il giovane Russel, che nulla però riuscì a fare contro Cayard e soci. Si rifarà presto. Il sogno di San Diego per l’equipaggio italiano finì con la sconfitta per 4-1 contro America Cube.

L’avventura del Moro di Venezia terminò in modo tragico con il suicidio di Raul Gardini. In Italia negli anni ’90, oltre che per la bufera Tangentopoli, soffiavano i venti della crisi economica e, anche se si vociferava di una possibile sfida, per la Coppa America del 1996 non si concretizzò nulla.

In California però fu proprio Russel Coutts a fare la voce grossa, prendendosi la rivincita contro Cayard, nel frattempo passato alla corte degli americani, e vincendo la Coppa America con un secco 5-0 in finale, portandola per la prima volta in Nuova Zelanda.

Qui iniziò il sogno di Patrizio Bertelli e di Luna Rossa. Nel 1997 nacque il sindacato italiano per la Coppa America del 2000. Un’edizione storica, a cavallo del passaggio nel nuovo millennio, che in Italia innescherà un vero e proprio boom della vela a tutti i livelli.

Luna Rossa superò una durissima selezione sfidanti, battendo in finale America One di Paul Cayard per 5 a 4, e guadagnandosi il diritto a sfidare Team New Zealand per l’America’s Cup, la seconda volta per una barca italiana nella storia del trofeo.

A questo punto entrò in gioco un nome cult per la storia della Vecchia Brocca, stiamo parlando di Black Magic. Questo era il nome della barca neozelandese del 1996, lo stesso della barca che i kiwi scelsero per difendere la Coppa contro Luna Rossa.

Black Magic


Black Magic del 2000 era una barca oggettivamente sgraziata da un punto di vista estetico rispetto alle linee morbide e pulite di Luna Rossa. Quando venne fatto l’unveiling (la scoperta delle chiglie che al tempo venivano nascoste fino all’inizio della finale), in Italia c’erano molti che già cantavano vittoria.

L’entusiasmo e la suggestione fecero pensare al tifo italiano che l’estetica fosse la cosa più importante, e invece la “brutta” Black Magic si rivelò una barca totalmente superiore e non lasciò scampo a Luna Rossa, liquidandola con un secco 5-0. Impressionante il modo in cui Black Magic chiuse tutti i match già dai primi incroci.

Alinghi


Luna Rossa ci riprovò nell’edizione del 2003, ma con una barca nata male che venne eliminata già nelle semifinali di Louis Vuitton Cup. Edizione in cui però naufragarono anche i kiwi che, orfani di Russel Coutts passato con parte dell’equipaggio alla corte di Alinghi, si videro sfilare via la Coppa proprio dal team elvetico capitanato da Ernesto Bertarelli e condotto in acqua dai “traditori” neozelandesi.

Per tornare a una sfida tra Italia e Nuova Zelanda bisogna andare alla Coppa America del 2007 a Valencia, quella con Alinghi defender. I Round Robin tra Luna Rossa e i kiwi si chiusero con una vittoria a testa.

Le due barche si incontrarono in finale di Louis Vuitton Cup che venne vinta ancora con un 5-0 da New Zealand. Vittoria che non servirà ai kiwi, sconfitti 5-2 in finale contro Alinghi.

A San Francisco nel 2013, ancora in finale di Louis Vuitton Cup, ma questa volta con i catamarani, sarà invece 5-1 per i kiwi, che chiusero drammaticamente quella Coppa perdendo contro Oracle 9-8 dopo essere stati in vantaggio 8-1.

Oggi, che stiamo correndo la 36esima edizione di Coppa America, la storia si ripete, ancora una barca italiana contro una neozelandese, ancora Luna Rossa che con i kiwi ha un grosso credito di rivincite da andare a riscattare.

Il grande sipario si aprirà il prossimo 10 marzo.


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