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Ritrovati elmi romani

Scendere a 75 metri per tornare al 10 ottobre 241 a.c., giorno in cui, si tenne una delle più grandi battaglie navali dell'epoca romana

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Egadi - Gian Michele Iaria e Stefano Ruia, i due archeologi subacquei della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia che stanno lavorando dal 2006, ad un sito posto a 75 metri di profondità dove giacciono i resti di numerose navi romane e cartaginesi affondate durante la battaglia delle Egadi del 241 a.c., hanno ritrovato, in questi giorni, alcuni elmi di legionari romani. Questi sono un'ulteriore conferma che in quel luogo si è tenuta la più grande battaglia navale, per numero di uomini coinvolti, circa 200.000, dell’epoca Romana.
Gli archeologi, supportati dalla fondazione americana RPM Nautical Foundation che ha messo a loro disposizione la nave Ercole, hanno già localizzato una decina di navi romane e recuperato diversi rostri che con la caratterista forma a ananas della loro parte finale, determinano l’origine romana.
La battaglia delle Egadi, che si è svolta nelle acque di Trapani, si tenne nel contesto della Prima guerra punica e sancisce l’egemonia anche marittima di Roma sul mediterraneo.
In questa prima guerra contro i cartaginesi, i Romani seppero usare la loro capacità di adattarsi alle situazioni per supplire alla loro inesperienza in fatto di battaglie tra navi, dove i soldati, abituati al corpo a corpo sui campi di battaglia, non riuscivano a ritrovarsi. I romani dotarono le loro navi di rostri e di ponti d’arrembaggio, in modo da poter agganciare la nave nemica unendola alla loro attraverso un ponte, sul quale i soldati potevano ritrovare la loro dimensione ideale, quella del corpo a corpo.