
Maccaferri Futura torna in regata oggi, 14 maggio, alla Armen Race, una prova d’altura di 310 miglia con partenza e arrivo a La Trinité-sur-Mer, in Bretagna. A bordo del Class40 guidato da Luca Rosetti ci saranno anche Yaël Poupon e Checco Bruni, in un equipaggio che unisce esperienza oceanica, gestione tecnica della barca e sensibilità tattica. Per il progetto sostenuto da Officine Maccaferri è il terzo appuntamento della stagione, dopo la Spi Ouest-France di aprile, chiusa con un podio.
La Armen Race non è una regata qualsiasi per chi naviga in Atlantico. È una di quelle prove che sembrano brevi sulla carta, ma che in mare possono diventare molto più complesse di quanto dicano le miglia. Il percorso è una lunga boucle senza scalo nel Golfo di Biscaglia: si parte da La Trinité-sur-Mer, si esce verso il largo, si passa nell’area del faro di Ar-Men, poi Belle-Île e l’Île d’Yeu, prima di rientrare verso lo stesso porto di partenza. Un tracciato che mette insieme navigazione costiera, corrente, rotazioni del vento, passaggi tecnici e tratti più aperti, dove la barca deve correre ma l’equipaggio deve restare lucido.
Una regata tecnica nel Golfo di Biscaglia
Per Maccaferri Futura questa partenza ha un valore che va oltre il risultato. La stagione del Class40 italiano è costruita come un percorso di crescita, con l’obiettivo di arrivare agli appuntamenti oceanici con una barca sempre più conosciuta e un team sempre più solido. In questo senso, la Armen Race diventa un banco di prova concreto: abbastanza lunga per far emergere affidabilità e ritmo, abbastanza tecnica per mettere sotto pressione scelte di rotta, cambi vela e lettura del campo.
Luca Rosetti arriva a questa regata con un profilo ormai riconoscibile nella vela offshore italiana. Dopo il percorso nel Mini 650 e i risultati ottenuti nelle regate oceaniche, il velista bolognese sta portando avanti con Futura un progetto che non guarda solo alla classifica. La barca, un Musa progettato da Gianluca Guelfi e Fabio D’Angeli e costruito da Sangiorgio Marine, nasce infatti anche come piattaforma di comunicazione su innovazione, sostenibilità e ricerca applicata alla vela. Non è un tema accessorio: nella vela oceanica moderna ogni scelta costruttiva, ogni materiale, ogni soluzione di bordo racconta il modo in cui il settore prova a immaginare il proprio futuro.
L’equipaggio di Maccaferri Futura alla Armen Race
La presenza di Checco Bruni aggiunge un elemento di lettura molto interessante. Bruni viene da una storia sportiva diversa rispetto a quella tipica degli skipper oceanici, ma proprio questa differenza può essere preziosa in una regata come la Armen Race. Nelle fasi di partenza, nei passaggi ravvicinati e nelle situazioni in cui molte barche si concentrano nello stesso tratto di mare, la precisione tattica può pesare quanto la velocità media. Yaël Poupon, boat captain del progetto, completa l’equipaggio con il ruolo di chi conosce la barca nei dettagli e deve garantirne efficienza e affidabilità in una prova senza pause.
La flotta attesa alla Armen Race conferma il carattere trasversale della manifestazione. Sulla stessa linea di partenza si ritrovano barche molto diverse tra loro: dagli Ultime ai Class40, dagli IMOCA alle imbarcazioni IRC. È una formula che mantiene vivo il legame tra vela professionale e vela d’altura più tradizionale, con il pubblico che può seguire sia la partenza sia l’arrivo dalla banchina. In Bretagna questo rapporto tra porto, regata e comunità velica è parte della cultura locale: le barche oceaniche non sono oggetti lontani, ma presenze quotidiane, osservate, discusse, attese.
Per Futura, il Golfo di Biscaglia è anche un luogo di confronto diretto con alcuni degli equipaggi più abituati a navigare in queste acque. Qui il vento raramente racconta tutta la storia da solo. Contano le maree, le correnti, le zone di accelerazione, la capacità di non perdere metri nei passaggi difficili e di non consumare troppo l’equipaggio nelle prime ore. In una regata di 310 miglia non c’è il tempo di recuperare grandi errori, ma c’è abbastanza mare per vedere emergere la qualità del lavoro fatto a bordo.
Una tappa nel percorso di crescita del Class40 italiano
Il significato sportivo della Armen Race si inserisce in un calendario che per Maccaferri Futura guarda già avanti. Dopo questa prova, il programma del Class40 prevede altri appuntamenti di altura, con regate più lunghe e più oceaniche. La barca è quindi in una fase in cui ogni uscita serve a raccogliere dati, sensazioni e automatismi. In questo tipo di percorso, il risultato resta importante, ma non è l’unico parametro. Conta capire come la barca accelera, come reagisce con mare formato, quanto rapidamente l’equipaggio riesce a cambiare assetto e quanto margine c’è ancora da costruire.
C’è anche un aspetto emotivo che nella vela d’altura non va mai separato dalla parte tecnica. Una barca come Maccaferri Futura rappresenta una storia italiana che sceglie di misurarsi in un ambiente molto competitivo, dove la cultura oceanica francese ha radici profonde. Presentarsi alla Armen Race significa entrare in quel contesto senza scorciatoie, accettando una regata che può essere veloce, nervosa, faticosa e piena di piccoli momenti decisivi.
La partenza di Maccaferri Futura da La Trinité-sur-Mer racconta quindi una stagione che continua a prendere forma. Non è solo una barca che va in regata, ma un progetto che cerca continuità, confronto e maturità. Nelle prossime miglia il Class40 di Luca Rosetti dovrà trovare il proprio passo tra fari, isole e correnti atlantiche. Ed è proprio lì, in quella zona sottile tra strategia e istinto, che una regata come la Armen Race può dire molto sul futuro di una squadra.
© Riproduzione riservata





















