
Re Carlo ha incontrato Emirates GBR, il team britannico che partecipa al SailGP con i catamarani foiling F50, a Bermuda e ha dato il suo sostegno alla squadra alla vigilia del Bermuda Sail Grand Prix, una delle tappe più attese della stagione 2026 di SailGP. Il gesto è arrivato durante la visita di Stato del sovrano nel territorio d’oltremare britannico, dove Dylan Fletcher, timoniere del team, lo ha accolto al Royal Naval Dockyard e gli ha consegnato un modello dell’F50 di Emirates GBR, il catamarano foil di 50 piedi con cui la squadra corre nel circuito internazionale.
Non è stato solo un incontro istituzionale. Per la vela britannica, e per un team che arriva da campione in carica del SailGP, il circuito internazionale di regate ad alta velocità disputato con catamarani foiling F50, in cui squadre nazionali si sfidano in diverse tappe nel mondo su percorsi brevi e spettacolari, la presenza di Carlo III ha avuto un valore simbolico forte. Il re ha augurato buona fortuna all’equipaggio prima delle regate e quel saluto, raccontato dallo stesso Fletcher come una sorta di approvazione reale, ha riportato l’attenzione su un legame antico: quello tra la Corona britannica, il mare e la vela.
Il sostegno di Re Carlo a Emirates GBR
La scena si è svolta in un luogo che ha una forte identità marittima. Bermuda è da sempre un’isola legata alla navigazione, alle rotte oceaniche e alla cultura velica anglosassone. Vedere il re accanto al modello di un F50, una barca capace di volare sull’acqua a velocità superiori ai 100 chilometri orari, significa anche mettere nello stesso quadro due mondi molto diversi: la tradizione navale e la vela tecnologica, la storia e lo sport che oggi corre sospeso sui foil.
Fletcher ha spiegato che incontrare il re a Bermuda è stato un onore e ha ricordato come Carlo III fosse sull’isola anche per visitare Endeavour, il programma che usa la vela come strumento educativo per avvicinare i giovani al mare, alla scienza, alla tecnologia e alle opportunità professionali legate all’ambiente marino. È un passaggio importante, perché SailGP non è soltanto una competizione tra catamarani ad alte prestazioni. Intorno alle regate si muove anche un lavoro di comunicazione, formazione e sostenibilità che i team cercano di legare alla propria immagine.
La vela come strumento educativo
Emirates GBR, in questo senso, ha costruito una parte della propria identità anche attraverso il rapporto con la 1851 Trust, la fondazione legata a Ben Ainslie che promuove percorsi educativi nelle materie scientifiche e climatiche. Il messaggio è chiaro: usare lo sport, e in particolare la vela, per far capire ai ragazzi che dietro una barca da regata non ci sono solo atleti e tattica, ma anche ingegneria, meteorologia, materiali, dati e competenze che possono aprire una strada verso il mondo del lavoro.
Sul piano sportivo, il sostegno reale è arrivato in un momento delicato della stagione. Emirates GBR si presentava al Bermuda Sail Grand Prix da seconda forza della classifica generale 2026, alle spalle dell’Australia, e con il peso di essere il team campione dopo la vittoria del titolo 2025 ad Abu Dhabi. Quel successo aveva dato alla squadra britannica una nuova dimensione nel circuito, ma anche una pressione diversa: non più soltanto inseguire, ma difendere un ruolo.
Il Bermuda Sail Grand Prix e la classifica SailGP
A Bermuda, però, il weekend ha confermato quanto SailGP sia un campionato difficile da controllare. Il team britannico ha mancato la finale per una sola posizione, chiudendo quarto in una tappa condizionata da vento instabile e da una serie di regate in cui partire bene non è bastato per rimanere davanti. Australia ha allungato in classifica vincendo ancora, mentre Spagna e Germania hanno completato la finale dell’evento.
Per Emirates GBR il risultato non è stato quello cercato, ma nemmeno una battuta d’arresto pesante. La squadra ha conservato il secondo posto nella classifica stagionale e Dylan Fletcher ha parlato di un weekend utile per limitare i danni, pur riconoscendo che il team ha lasciato punti sull’acqua. In un circuito in cui le barche sono identiche, i margini si giocano sulla gestione delle manovre, sulla lettura del vento e sulla capacità di restare in aria nei momenti sporchi della regata, quando l’aria disturbata degli avversari può far perdere velocità e controllo.
Il passaggio di Carlo III resta quindi una cornice particolare dentro una storia sportiva ancora aperta. Da una parte c’è il protocollo, con il re che riceve un modello dell’F50 destinato a restare esposto a Government House. Dall’altra c’è la vita concreta di un team che deve continuare ad analizzare dati, video e comunicazioni di bordo per capire dove migliorare prima della prossima tappa.
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