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martedì 24 novembre 2020

Ucina insorge contro la Guardia di Finanza

Albertoni, presidente Ucina, Confindustria Nautica, dice basta alla distruzione della nautica italiana

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Roma - Una motovedetta della GdF, ferma una barca battente bandiera francese in Sardegna, a bordo ci sono un gruppo di diportisti che provengono dalla Costa Azzura. Non hanno il tagliando che dimostra l’avvenuto pagamento della tassa di possesso sulle imbarcazioni.

Non lo hanno perché non lo devono avere, sono stranieri e la legge parla chiaro, la tassa si applica solo ai cittadini italiani ovunque questi abbiano la loro barca, ma gli agenti redigono comunque un verbale e gli fanno una multa.

Alle rimostranze dei cittadini francesi rispondono che se vogliono possono fare ricorso.

Antono Francesco Albertoni, presidente dell’Ucina (Confindustria Nautica), solitamente persona dai toni pacati, diplomatico di eccellenza, questa volta non ce la fa più e a mezzo di una nota della sua associazione fa sapere che ''siamo in uno stato di polizia del mare".

Atteggiamenti come questi hanno contribuito alla distruzione di un settore una volta ricco e Albertoni dice basta, non si può continuare a farsi distruggere senza reagire: ''La filiera della nautica non può permettersi anche lo scriteriato pressappochismo degli apparati di polizia - scrive Albertoni nella nota dell’UCINA - capace di comportare danni incalcolabili al turismo nautico e alle casse dell'erario e dare il colpo di grazia a quello che una volta era il quinto comparto industriale nazionale. Non sono più tollerabili atteggiamenti da parte di uomini in divisa all'insegna del 'per me è così e se non vi piace fate ricorso' , come appena ieri si sono sentiti dire alcuni francesi in navigazione a Sant'Antioco, nella Sardegna meridionale, - riferendosi alla barca francese multata."