
Si era tuffato per fare un bagno, ma la barca sulla quale stava navigando non era ancorata correttamente e si è allontanata alla deriva, finendo poi sugli scogli. Un diportista di 45 anni, residente a Trapani, è stato salvato nella serata di ieri dalla Guardia Costiera nelle acque davanti a Bonagia, nel territorio di Valderice, dopo essere rimasto per quasi due ore in mare, aggrappato a un segnalamento da pesca.
L’intervento è scattato intorno alle 18.35, quando la sala operativa della Capitaneria di Porto di Trapani ha ricevuto diverse segnalazioni per una barca a vela incagliata lungo il litorale trapanese, nella zona di Bonagia. A bordo dell’unità non c’era nessuno, ma la presenza di indumenti, effetti personali e di un telefono cellulare acceso ha fatto subito temere che qualcuno potesse trovarsi in difficoltà in mare.
La Guardia Costiera ha quindi disposto l’uscita dell’unità SAR CP 877, che ha raggiunto rapidamente l’area e ha avviato le ricerche. Poco dopo, intorno alle 20, i militari hanno individuato l’uomo a circa un miglio e mezzo dal porticciolo di Bonagia. Era in evidente difficoltà, ma era riuscito a restare a galla sostenendosi a un segnalamento da pesca, una scelta che gli ha consentito di attendere i soccorsi senza disperdere ulteriori energie.
Il diportista è stato recuperato a bordo e trasferito in sicurezza al porticciolo di Bonagia per gli accertamenti. Era provato dalla lunga permanenza in acqua, ma non presentava ferite gravi. Nel frattempo, la barca incagliata è stata messa in sicurezza da un’unità da pesca che transitava in zona e successivamente trainata fino al porticciolo per l’ormeggio.
La barca si allontana dopo il tuffo
Secondo quanto ricostruito, l’uomo stava navigando da Cornino verso Bonagia quando avrebbe deciso di fermarsi, dare fondo all’ancora e fare un bagno. Una volta in acqua, però, si sarebbe accorto che la barca non era rimasta ferma. L’unità aveva iniziato a scarrocciare e ad allontanarsi, spinta verso la scogliera. A quel punto il diportista non è più riuscito a raggiungerla.
È una dinamica che molti navigatori conoscono bene, almeno come rischio teorico. Basta un ancoraggio non controllato, un fondo che non tiene, una corrente leggera o un colpo di vento per trasformare una sosta apparentemente tranquilla in una situazione difficile. In mare, soprattutto quando si naviga da soli o con poco equipaggio, il momento del bagno va gestito con la stessa attenzione di una manovra.
L’importanza di controllare l’ancoraggio
Prima di lasciare la barca, l’ancora va verificata davvero. Non basta calarla: bisogna controllare il fondale, valutare profondità e natura del fondo, filare una quantità adeguata di catena o cima e osservare per qualche minuto se la barca resta ferma o continua a muoversi. Un riferimento a terra o il controllo della posizione sul GPS possono aiutare a capire subito se l’unità sta scarrocciando.
C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: mai dare per scontato di poter tornare facilmente a bordo a nuoto. Anche una barca che si allontana lentamente può diventare irraggiungibile in pochi minuti, soprattutto se c’è corrente o se il nuotatore si affatica. Per questo, quando si fa il bagno dalla barca, è buona pratica lasciare in acqua una cima lunga a poppa, usare una scaletta pronta e mantenere sempre un controllo visivo dell’unità.
Il richiamo alla prudenza in mare
Il salvataggio di Bonagia si è concluso senza conseguenze gravi grazie alle segnalazioni tempestive, all’intervento della Guardia Costiera e alla capacità del diportista di trovare un appiglio in mare. Ma l’episodio resta un richiamo concreto alla prudenza. La navigazione da diporto vive anche di gesti semplici e piacevoli, come un bagno durante una giornata estiva. Proprio per questo, quei gesti devono essere preparati con attenzione.
La Guardia Costiera, nell’ambito dell’operazione “Mare e Laghi Sicuri 2026”, ha ricordato ai diportisti l’importanza di controllare sempre l’ancoraggio, evitare soste troppo vicine a scogli o bassi fondali, monitorare la posizione dell’unità e consultare i bollettini meteo. Sono regole essenziali, ma spesso sono proprio le regole essenziali a fare la differenza tra un imprevisto risolto e un’emergenza in mare.
© Riproduzione riservata


















