
La brasiliana Vale, una delle maggiori compagnie minerarie al mondo e tra i principali produttori di minerale di ferro, vuole più che raddoppiare la propria flotta di grandi navi mercantili dotate di sistemi di propulsione assistita dal vento. Il gruppo punta ad arrivare ad almeno 20 unità entro tre anni, partendo dalle otto oggi operative. È una notizia che riguarda il trasporto del minerale di ferro, quindi un mondo apparentemente lontano dalla vela, ma che in realtà racconta una tendenza sempre più evidente: il vento sta tornando a bordo delle navi non come memoria romantica, ma come tecnologia industriale.
I sistemi utilizzati su queste grandi navi sono vele cilindriche, alte colonne installate sul ponte che ruotano e sfruttano il cosiddetto effetto Magnus. In pratica, il vento che incontra il cilindro in rotazione genera una spinta aggiuntiva, capace di alleggerire il lavoro del motore principale. Il risultato atteso è una riduzione del consumo di carburante che può arrivare fino al 10% per viaggio, a seconda della rotta, delle condizioni meteo e dell’ottimizzazione della navigazione.
Le vele cilindriche e il ritorno industriale del vento
Per Vale, che trasporta enormi quantità di minerale di ferro dal Brasile verso i mercati internazionali, il tema è anche economico. Ogni punto percentuale di carburante risparmiato pesa su tratte molto lunghe e su navi di dimensioni importanti. La società cerca così di ridurre l’esposizione alla volatilità dei combustibili marini, ma anche di rispondere alla pressione crescente sulla decarbonizzazione del trasporto marittimo.
La scelta non nasce dal nulla. Negli ultimi anni Vale ha inserito i rotor sails nel proprio programma Ecoshipping, una linea di ricerca e sviluppo dedicata all’efficienza della flotta e alla riduzione delle emissioni legate al trasporto. Su alcune unità Valemax, le grandi navi da minerale da circa 400.000 tonnellate di portata, i rotori sono già stati montati in collaborazione con armatori e fornitori specializzati. Le colonne possono essere sistemate in verticale durante la navigazione e, in alcuni casi, abbassate quando la nave è in porto, per non interferire con le operazioni di carico e scarico.
Il dato interessante è che la tecnologia non viene più trattata come una prova isolata. Il passaggio da poche unità sperimentali a una flotta di almeno 20 navi indica che l’assistenza del vento sta entrando in una fase più concreta. Non sostituisce il motore, non riporta le navi mercantili all’epoca dei clipper, ma affianca la propulsione tradizionale con un contributo costante e gratuito quando le condizioni lo permettono.
Dal mondo della vela al trasporto mercantile
Per chi viene dal mondo della vela, questa evoluzione ha un significato particolare. Per decenni il vento è stato percepito dall’industria del trasporto marittimo come un elemento da subire o da calcolare nella rotta. Ora torna a essere una risorsa da sfruttare. Non con vele in dacron o carbonio, non con manovre di bordo affidate all’equipaggio, ma con sistemi automatici, sensori, software meteo e rotte studiate per ottenere il massimo rendimento possibile.
La spinta verso queste soluzioni arriva anche dalle regole internazionali sulle emissioni e dagli obiettivi dell’IMO, che chiede al settore marittimo di ridurre progressivamente l’impatto climatico. Il trasporto via mare resta una delle colonne dell’economia globale, ma muove volumi enormi e consuma quantità importanti di combustibile. Per questo ogni tecnologia capace di tagliare anche solo una parte dei consumi sta attirando l’attenzione di armatori, cantieri, società di classificazione e grandi utilizzatori del trasporto marittimo.
La decarbonizzazione del mare non passerà da una sola soluzione
Il caso Vale mostra anche un altro aspetto: la decarbonizzazione del mare non passerà da una sola soluzione. Accanto al vento ci sono carburanti alternativi, navi multi-fuel, ottimizzazione delle rotte, carene più efficienti e sistemi digitali per la gestione energetica. Le vele cilindriche si inseriscono in questo mosaico come una tecnologia già applicabile, soprattutto su navi grandi, con lunghe tratte oceaniche e ponti capaci di ospitare strutture importanti.
Per la vela, la notizia ha un valore culturale. Non perché una Valemax con rotor sails diventi una barca a vela, ma perché conferma un principio antico: in mare il vento è energia. La nautica da diporto lo sa da sempre, la vela sportiva lo ha trasformato in prestazione, oggi il trasporto mercantile lo riscopre come strumento industriale.
La rotta è appena iniziata, ma il segnale è chiaro. Se una delle maggiori compagnie minerarie del mondo decide di aumentare in modo significativo le navi assistite dal vento, significa che questa tecnologia ha superato la fase della curiosità. Il vento, nel grande trasporto marittimo, non è più soltanto un ricordo del passato: può diventare una parte concreta della navigazione del futuro.
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