Scopri differenze, punti di forza e difetti di tre barche a vela degli anni '90: Genesi 43, X-412 e Oceanis 411.
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Gli anni '90, soprattutto in Europa, sono stati fondamentali per la vela da diporto.
Si iniziava ad abbandonare gradualmente il cliché del velista duro e puro, eroe solitario che sfidava pericoli e scomodità, per fare spazio a un nuovo tipo di navigatore: più attento al comfort, alla velocità e al piacere della navigazione, pur continuando ad appagare il suo desiderio di sentirsi un avventuriero, un uomo in grado di sfidare gli elementi.
In quegli anni si fa un gran parlare di materiali, ma poco del loro reale utilizzo. I giornali di settore tendevano ad affrontare gli argomenti in modo superficiale, spesso guidati da logiche commerciali, una tendenza che, in parte, perdura ancora oggi.
Il mercato dell’epoca era dominato da nomi che oggi si stanno lentamente trasformando in vere e proprie leggende.
A differenza di allora, la progettazione di una barca oggi è il risultato del lavoro di un team multidisciplinare, e non è più corretto attribuire un model
golo progettista. Barche come il Comet 12, il First 42 o il Grand Soleil 35 venivano ancora progettate con l’uso delle spline, sottili listelli di legno flessibile fissati al tavolo da disegno per tracciare linee curve e morbide: un metodo artigianale che appartiene a un’altra epoca della progettazione. Negli anni ’90, in Italia, a dominare il mercato erano principalmente cantieri francesi come Beneteau e Jeanneau, affiancati da cantieri italiani come Comar e Cantieri del Pardo. Sullo sfondo c’erano cantieri come Dufour e Gib Sea, mentre cresceva rapidamente la presenza del cantiere tedesco Bavaria, al tempo importato in Italia dalla Eritros Mare di Carlo Giordano. I volumi di produzione dell’epoca erano molto diversi da quelli di oggi. Alla fine del decennio, cantieri come Beneteau, Bavaria e il neonato Hanse contavano le unità prodotte in migliaia di esemplari ogni anno. Comar, che proponeva una qualità superiore e prezzi più elevati, si attestava intorno alle 400 barche l’anno, mentre il Pardo ne realizzava circa 180. Oggi, Beneteau continua a produrre migliaia di unità, seppur con numeri inferiori rispetto agli anni ’90. Bavaria ha avuto un crollo e ora sta cercando fatic
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