Barcando
ADVERTISEMENT
Barcando
ADVERTISEMENT
mercoledì 2 settembre 2026
Barcando
  aggiornamenti

America’s Cup, il New York Yacht Club contesta la nuova governance ACP

Il New York Yacht Club chiede al Procuratore di New York di verificare se la nuova America’s Cup Partnership sia compatibile con il Deed of Gift.

America’s Cup, il New York Yacht Club contesta la nuova governance ACP
America’s Cup, il New York Yacht Club contesta la nuova governance ACP
Barcando Barcando Barcando
PUBBLICITÀ

A meno di un anno dall’America’s Cup di Napoli si apre un fronte che potrebbe avere conseguenze molto più profonde di una disputa tra yacht club. Il New York Yacht Club ha chiesto al Charities Bureau dell’Office of the New York State Attorney General di verificare se la nuova America’s Cup Partnership, l’ACP, sia compatibile con il Deed of Gift, l’atto che costituisce la base giuridica sulla quale si regge l’America’s Cup.

Non si tratta, almeno per il momento, di una causa e il NYYC non ha chiesto di fermare la 38ª America’s Cup. Il club americano ha chiesto invece all’autorità che nello Stato di New York vigila sui charitable trust di esaminare la nuova struttura di governo della Coppa e, in particolare, di acquisire i Partnership Agreements, gli accordi che regolano l’ACP e che non sono stati resi pubblici.

Il problema sollevato dal NYYC riguarda la natura stessa dell’America’s Cup.

Dalla sfida tra due club a un organismo permanente

Per più di un secolo e mezzo il funzionamento della Coppa è stato sostanzialmente semplice. Lo yacht club che detiene il trofeo è il Defender e il primo club che presenta una sfida valida diventa il Challenger of Record. Sono questi due soggetti che, attraverso il principio del mutual consent, concordano le regole della successiva edizione.

Con la 38ª America’s Cup questo sistema è stato affiancato dall’America’s Cup Partnership, entrata in funzione il 1° novembre 2025. La nuova organizzazione riunisce i team in una struttura comune con poteri di governance e gestione commerciale destinata, nelle intenzioni dei fondatori, a proseguire anche nelle successive edizioni della Coppa. L’ACP gestisce diritti, contratti, ricavi e una parte importante dell’organizzazione dell’evento. Ogni team aderente dispone inoltre di una rappresentanza nel board.

L’obiettivo dichiarato è dare all’America’s Cup quella continuità che storicamente le è mancata, rendendo più prevedibile il calendario, facilitando gli investimenti degli sponsor e distribuendo maggiormente il potere tra i partecipanti anziché lasciarlo prevalentemente nelle mani del Defender.

Ed è esattamente qui che nasce la contestazione del New York Yacht Club.

Secondo il NYYC, il Deed of Gift non prevede infatti un organismo permanente che possa esercitare poteri sulle edizioni future indipendentemente da chi avrà conquistato la Coppa e da chi presenterà la successiva sfida. Per il club americano, affidare stabilmente questi poteri all’ACP rischierebbe quindi di trasformare progressivamente l’America’s Cup da challenge cup, basata sulla sfida tra yacht club, in una competizione gestita da un’organizzazione centrale composta dai team che già ne fanno parte.

Il punto più delicato è il diritto di sfida

C’è poi una disposizione del Protocollo della 38ª America’s Cup sulla quale il New York Yacht Club concentra particolarmente l’attenzione.

L’articolo 13.1 stabilisce che la sfida presentata da uno yacht club conforme ai requisiti deve essere accettata se il team che lo rappresenta aderisce all’America’s Cup Partnership come Founding Partner. Se invece il club non aderisce all’ACP, per accettarne la sfida è necessario il voto unanime del board della Partnership. In mancanza di questa approvazione, il Defender deve respingere la challenge. È quanto risulta direttamente dal Protocollo ufficiale della 38ª America’s Cup.

Per il NYYC questo passaggio è particolarmente delicato perché potrebbe subordinare a un organismo privato formato dagli attuali concorrenti il diritto di uno yacht club qualificato a sfidare per l’America’s Cup.

In altre parole, il problema non riguarda tanto chi parteciperà a Napoli nel 2027, quanto chi avrà il potere di decidere chi potrà partecipare alle America’s Cup del futuro.

Il NYYC sostiene inoltre che un organismo permanente non dovrebbe poter definire in anticipo regole applicabili a future edizioni quando ancora non si conoscono né il Defender né il Challenger of Record di quelle Coppe.

La risposta di Team New Zealand e del Challenger of Record

Nelle ultime ore è arrivata anche la risposta ufficiale del Royal New Zealand Yacht Squadron, attuale Defender rappresentato da Emirates Team New Zealand, e del Royal Yacht Squadron Ltd, Challenger of Record rappresentato da GB1.

La risposta è molto breve, ma contiene un passaggio significativo. Defender e Challenger of Record dichiarano di accogliere la richiesta di chiarimento del NYYC, ricordando però che il New York Yacht Club era stato consultato durante lo sviluppo dell’ACP e aveva sostenuto la sua costituzione. Sottolineano inoltre che il Protocollo della 38ª America’s Cup è stato concordato attraverso il mutual consent previsto dal Deed of Gift.

E su questo punto esiste effettivamente un precedente pubblico difficile da ignorare.

Quando nell’agosto 2025 venne presentato il nuovo Protocollo, l’allora commodoro del NYYC Jay Cross aveva dichiarato il pieno sostegno del club alla modernizzazione dell’America’s Cup.

Oggi, con Clare Harrington alla guida del club, la posizione è molto diversa. Il NYYC non contesta necessariamente l’esigenza di modernizzare la Coppa, ma sostiene che una trasformazione così profonda della sua struttura non possa essere realizzata se entra in conflitto con il Deed of Gift.

Cosa può succedere ora

Al momento Napoli 2027 non è in discussione. Non esiste un provvedimento che sospenda il Protocollo, l’ACP o le regate e il New York Yacht Club non ha avviato un’azione giudiziaria per bloccare la manifestazione.

Il Charities Bureau dovrà decidere se approfondire la questione. Il NYYC gli ha chiesto di verificare la gestione del trust da parte dell’attuale trustee e di ottenere gli accordi dell’America’s Cup Partnership per esaminarli. Il club chiede inoltre di valutare se sia necessario un successivo intervento dei tribunali dello Stato di New York.

Ed è proprio questo l’aspetto che rende la vicenda importante. La questione non riguarda la formula di una regata o una norma tecnica degli AC75, ma chi è realmente proprietario del potere di governare l’America’s Cup.

L’ACP nasce per risolvere uno dei problemi storici della Coppa: ogni volta che cambia il Defender possono cambiare organizzazione, regole, calendario e modello economico. Una struttura permanente offre invece maggiore stabilità a team, sponsor e città ospitanti. Ma quella stessa stabilità potrebbe entrare in tensione con il principio sul quale l’America’s Cup è stata costruita: chi conquista il trofeo diventa trustee e, insieme al successivo Challenger of Record, determina le condizioni della nuova sfida.

È questo equilibrio, molto più che la Coppa di Napoli del 2027, che il New York Yacht Club ha deciso di mettere alla prova.

© Riproduzione riservata

SVN VIAGGI SVN VIAGGI SVN VIAGGI
ARTICOLI DI VIAGGI
Gais Gais Gais
PUBBLICITÀ