lunedì 27 maggio 2024
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Skipper vs Marittimi: l'acredine nelle collisioni in mare

L’incidente dell’aliscafo di Lipari che ha speronato e affondato una barca a vela ha mostrato un’acredine atavica tra chi va per mare per diporto e chi lo fa per lavoro sulle navi di linea.

Skipper vs Marittimi: l'acredine nelle collisioni in mare
Skipper vs Marittimi: l'acredine nelle collisioni in mare
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Un aliscafo colpisce una barca a vela con un pattino di planata, la barca affonda in pochi minuti a largo di Lipari, fortunatamente i tre occupanti, due giovani e la loro piccola bambina, si salvano, la barca, no, si inabissa e ora giace su di un fondale di 130 metri.

L'incidente dell'aliscafo di Lipari, che non è il primo, anche se sicuramente il più grave, ha sollevato un coro di proteste di chi in mare va per diporto o anche per lavoro.

I più agitati sono gli skipper del diporto, quelli che portano le barche da charter che alle Eolie sono numerose. Nelle loro chat, i post che parlano dell’accaduto sono moltissimi e in molti descrivono come i comandanti degli aliscafi non siano nuovi a cose di questo tipo. Alcuni ipotizzano anche che il comportamento sia intenzionale, si riportano passaggi di aliscafi a grande velocità vicino a barche alla fonda a Panarea o in altre isole.

Gli incidenti con navi commerciali non sono rari. A volte sono colpa di skipper imprudenti che convinti di avere la precedenza perché sono a vela si rifiutano di lasciare la rotta alla nave, la quale a seconda delle sue dimensioni ha più o meno difficoltà a evitarli.

Certo, in quel caso, gli skipper hanno ragione, un sei metri che procede a vela ha la precedenza sulla petroliera da 200 metri, ma non sono buoni marinai. Il marinaio esperto, quello che la barca la sa portare, evita in ogni modo situazioni pericolose e se incrocia una nave, anche mentre è sotto vela, calcola una nuova rotta e passa a poppa della nave.

Altre volte, invece, sono le navi che pur avendo i mezzi, non fanno nulla per evitare le collisioni con le imbarcazioni. Ci sono stati diversi casi di navi mercantili e navi traghetto che hanno colpito barche a vela provocando danni più o meno gravi. Spesso, la barca perde l’albero o subisce una falla di grandi dimensioni. Falle che, spesso, non affondano le barche solo grazie alla perizia degli skipper che le conducono.

Stabilire di cosa sia la colpa e cosa si può fare per rendere più sicuro l’incrocio tra barche e navi, non è facile. Sicuramente farebbe bene una maggiore presenza della Guardia Costiera in mare, come farebbe bene una maggiore attenzione di questa verso le navi di linea. Basta andare a Lipari o a Ischia per capire che i traghetti arrivano e partono a velocità che sono distanti da quelle imposte dalla legge e spesso lo fanno sotto gli occhi distratti dei comandanti delle motovedette.

L’idea di godere di una certa immunità, sicuramente favorisce comportamenti poco leciti da parte di chi governa le navi.

Anche la magistratura dovrebbe essere più attenta. Le denunce di comportamenti illeciti da parte delle navi troppo spesso non sono prese in considerazione.

Se c’è una collisione e non ci sono feriti o morti, si tende a considerare l’evento secondario, poco importante, ma non è così. Una collisine è un fatto grave, anzi, gravissimo, un fatto che dimostra come il comandante di quella nave non sia all’altezza del compito che gli è stato assegnato e andrebbe o sbarcato o, quanto meno sanzionato in modo deciso, ma ciò avviene molto di rado.

Poi un giorno, un signor Schettino affonderà una barca con una decina di ragazzi in vacanza, farà alcuni morti e tutti scopriranno il problema, allora si alzeranno rapidamente i patiboli e si chiederà che i comandanti che non sono all’altezza vengano puniti in modo esemplare. Ma quel giorno ricordiamo che colpevoli saranno, chi ha provocato la collisione e chi in passato non ha vigilato.

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