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giovedì 26 novembre 2020

Lotta contro il tempo per salvare Abhilash Tomy, il solitario indiano

Finalmente ieri è arrivato un messaggio di Abhilash, è vivo ma ferito, non si può muovere

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Oceano Indiano – Nel profondo sud dell’Oceano Indiano, a 1900 miglia da Perth (Australia), Abhilash Tomy sta combattendo per la sua sopravvivenza mentre un coordinamento internazionale cerca di portargli soccorso. E’ una lotta contro il tempo.

Abhilash Tomy, skipper trentanovenne della Golden Globe Race, la regata partita da Les Sables-d'Olonne a luglio scorso per replicare la regata del 1968, il 22 settembre aveva lanciato un messaggio: “ACTIVATED EPIRB.CANT WALK.MIGHT NEED STRETCHER Position: 39' 25.297 S 077' 30.629 E at 22 Sep 02:28 UTC.” (Attivato l’Epirb. Non posso camminare. Segue la posizione e data di invio.)

Dopo quel primo messaggio che aveva fatto scattare la macchina dei soccorsi, più nulla per ore, tanto che si cominciava a pensare al peggio, poi, ieri sera, finalmente un secondo messaggio che descriveva le condizioni dello skipper:“CAN MOVE TOES. FEEL NUMB. CAN’T EAT OR DRINK. TOUGH 2 REACH GRAB BAG.” (Non posso muovere le dita dei piedi – Non posso mangiare o bere. – Non riesco a raggiungere la sacca di sopravvivenza.)

L’impossibilità di Tomy di muoversi peggiora la situazione con la barca in balia di quello che rimane della burrasca che ha lo fatto disalberare, stessa sorte toccata anche all’irlandese Gregor McGuckin che si trova a 90 miglia da Tomy. Un altro pericolo grave è la disidratazione. Tomy non può raggiungere l’acqua e questo potrebbe essere letale.

L’MCRRdi Canberra (Australia) che sta coordinando le operazioni di ricerca e soccorso, ha inviato un jet privato alla ricerca della barca di Tomy. L’aereo, una volta raggiunto il Thuriya, potrà costatarne i danni e fissare la posizione con esattezza. Il Jet avrà la possibilità di sorvolare la zona per tre ore, cosa che gli consentirà di controllare anche la barca di Gregor McGuckin, il quale con un armo di fortuna e molti problemi al motore, sta cercando di coprire le 90 miglia che lo separano da Tomy.

Anche un altro skipper, l’estone Uku Randmaa, che si trova a 400 miglia dalla barca indiana, ha lasciato la sua rotta e sta convergendo verso il Thurya. Un terzo skipper, il tedesco Mark Slats sta, invece, ancora combattendo con la burrasca che è passata sopra Thurya con onde di circa 5 metri di altezza.

Il governo Australiano ha ordinato la partenza da Perth della fregata HMAS Ballerat e ha dislocato un aereo sull’isola di Reunion per supportare le operazioni di salvataggio.

La fregata avrà bisogno di 4 – 5 giorni per raggiungere Tomy, ma a bordo ha un elicottero ed è perfettamente attrezzata per il soccorso, il recupero e le cure mediche.

Molto più vicino è il pattugliatore francese Osiris che raggiungerà la zona delle operazioni di salvataggio questa sera (domenica 23 settembre).

Anche una fregata della marina indiana è in navigazione per raggiungere il Thurya, con lei è stata dirottata anche una nave mercantile.

La regata
Partenza ed arrivo a Les Sable d’Olonne, Capo di Buona Speranza, Capo Leeuwen e Capo Horn; il percorso è semplice, completarlo sani e salvi un po’ più complesso.
Non è una regata come quelle a cui siamo ormai abituati con mostri che fanno medie sopra ai 20 nodi. Dimensioni tra i 32 ed i 36 piedi a chiglia lunga, progettate prima del 1988. No GPS, solo carte nautiche, compasso, squadrette e sestante. No stazioni meteo o routier a terra. No dissalatore. Si radio VHF e HF ma comunicazioni sono solo con il comitato di regata.

Per la sicurezza: EPIRB, tracker, rilevatori passivi di AIS e radar, satellitare solo per 2 sms al giorno al comitato; pannello solare per gestire l’elettronica.

Cinque gate previsti sparsi per il mondo, dove gli skipper dovranno fermarsi per un’ora a disposizione dei media e potranno consegnare i rullini delle foto scattate con fotocamere analogiche.