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venerdì 15 maggio 2026
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Un magnate australiano a capo di Australia in America’s Cup

Team Australia torna in America’s Cup con il sostegno di John Winning. A Napoli 2027 la vela australiana ritrova la Coppa dopo oltre venticinque anni.

Rappresentazione editoriale del progetto Team Australia per l’America’s Cup 2027. Da sinistra: John Winning, finanziatore della campagna australiana, Tom Slingsby, Head of Sailing, Tash Bryant, velista del team, e Glenn Ashby, responsabile Performanc
Rappresentazione editoriale del progetto Team Australia per l’America’s Cup 2027. Da sinistra: John Winning, finanziatore della campagna australiana, Tom Slingsby, Head of Sailing, Tash Bryant, velista del team, e Glenn Ashby, responsabile Performanc
Gais Gais Gais
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L’Australia torna in America’s Cup e lo fa con il sostegno economico di John Winning e della sua famiglia. Il Royal Prince Edward Yacht Club di Sydney ha visto accettata la propria sfida per la Louis Vuitton 38ª America’s Cup di Napoli 2027 e sarà rappresentato da Team Australia, una nuova campagna che riporta la bandiera australiana nella Coppa dopo oltre venticinque anni di assenza.

La notizia pesa molto più di una semplice iscrizione. L’Australia non è un Paese qualunque nella storia dell’America’s Cup. È la nazione che nel 1983, con Australia II, interruppe il dominio del New York Yacht Club dopo 132 anni, cambiando per sempre il racconto della competizione. Da allora, però, il rapporto tra l’Australia e la Coppa è rimasto frammentato: tanti velisti, progettisti e tecnici australiani hanno continuato a vincere con team stranieri, ma un vero progetto nazionale mancava dal 2000.

John Winning e il ritorno di un progetto australiano

Il ritorno è stato possibile grazie a John Winning, imprenditore e velista australiano, già vicino ai programmi Youth e Women’s America’s Cup di Barcellona 2024. Winning non porta soltanto risorse economiche. Porta soprattutto la scelta di costruire un progetto riconoscibile, capace di raccogliere intorno a una stessa bandiera competenze che per anni si sono distribuite tra Nuova Zelanda, Stati Uniti, Svizzera e altri team della Coppa.

Il nome più simbolico è quello di Grant Simmer, nominato CEO di Team Australia. Simmer era a bordo di Australia II nella campagna del 1983 e da allora ha attraversato decenni di America’s Cup. La sua presenza lega il nuovo progetto alla memoria sportiva australiana, ma anche alla necessità di trasformare il ricordo in struttura. La Coppa moderna non si affronta più soltanto con il talento dei velisti: servono simulatori, ingegneria, controllo del volo, gestione dei dati, progettazione dei foil, organizzazione industriale e una visione che superi la singola edizione.

Slingsby, Ashby e Bryant: il nucleo sportivo di Team Australia

In acqua, il riferimento sarà Tom Slingsby, medaglia d’oro olimpica e figura centrale della vela australiana contemporanea, scelto come Head of Sailing. Per Slingsby il ritorno dell’Australia nella Coppa ha anche un valore personale: rappresentare il proprio Paese in una competizione dominata negli ultimi anni da team internazionali è un passaggio che molti velisti australiani attendevano da tempo. Accanto a lui ci sarà Glenn Ashby, tre volte vincitore dell’America’s Cup, chiamato a guidare l’area Performance & Design. È una scelta che dice molto dell’impostazione del team: non una campagna costruita solo sull’entusiasmo nazionale, ma un progetto tecnico con figure abituate a lavorare al livello più alto.

Napoli 2027 sarà però una Coppa diversa anche per le regole. I nuovi AC75 prevedono la presenza di almeno una velista donna in ogni equipaggio e sistemi alimentati a batteria, con un peso crescente sulla capacità di controllo, sulla tattica e sulla gestione dell’energia. In questo quadro entra anche Tash Bryant, velista australiana indicata all’interno del progetto Team Australia. La sua presenza racconta una trasformazione che la Coppa non può più rimandare: rendere più visibile il percorso delle donne nella vela professionistica e creare un collegamento reale tra i programmi giovanili, femminili e i team senior.

Napoli 2027 e il peso del nuovo challenger

Per l’America’s Cup, il ritorno dell’Australia ha anche un significato politico e sportivo. La flotta di Napoli si allarga e la presenza australiana rafforza il carattere internazionale della 38ª edizione. L’Australia non arriva come semplice comparsa, ma come sesto challenger in ordine di iscrizione, dentro una flotta che, secondo l’organizzazione, sarà la più numerosa dal 2007. È un dato importante perché conferma che la nuova governance della Coppa e il lavoro dell’America’s Cup Partnership stanno cercando di dare maggiore continuità a un evento che per anni ha vissuto anche di strappi, pause e incertezze.

Resta da capire quanto Team Australia potrà essere competitivo già a Napoli. La distanza temporale è breve e gli avversari hanno strutture consolidate. Ma la Coppa non è fatta solo di tempi lunghi. È fatta anche di scelte precise, di persone giuste messe al posto giusto e della capacità di trasformare un investimento in un’organizzazione. Da questo punto di vista, John Winning ha già cambiato lo scenario: ha reso possibile ciò che per molti velisti australiani era rimasto per anni un desiderio sospeso.

Una nuova fase per la vela australiana

Il ritorno dell’Australia non cancella le difficoltà. Una campagna di America’s Cup richiede denaro, tempo, tecnologia e una cultura di squadra difficile da costruire in pochi mesi. Ma riporta dentro la Coppa una nazione che ne ha segnato la storia e che continua ad avere un patrimonio tecnico e umano molto forte. Per Napoli sarà un elemento in più di interesse. Per l’Australia, invece, è l’inizio di una nuova fase: non solo ricordare Australia II, ma provare a costruire una squadra capace di restare.

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Aladar Aladar Aladar
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