
Royal Huisman ha svelato AERA, un concept di catamarano a vela di 50 metri che unisce vela alare, propulsione elettrica, idrogeno e sistemi di gestione automatizzati. Non è una barca già in costruzione, ma un progetto pronto a raccontare una direzione precisa: portare nel mondo dei superyacht da crociera alcune tecnologie nate tra Coppa America, SailGP e ricerca sull’efficienza energetica. Il cantiere olandese lo presenta come un 50 metri sotto le 500 GT, disegnato da Cor D. Rover, con architettura navale affidata ad Artemis Technologies e con il contributo tecnico di Rondal, società del gruppo Royal Huisman.
La notizia non riguarda soltanto un nuovo grande catamarano. AERA mette al centro una domanda che la nautica di fascia alta non può più evitare: come si può continuare a navigare con barche di grandi dimensioni riducendo consumi, rumore e dipendenza dai generatori tradizionali? La risposta proposta da Royal Huisman non è una sola tecnologia, ma un sistema integrato. Vela alare, batterie, idrogeneratori, celle a combustibile a idrogeno e biodiesel HVO lavorano insieme per abbassare le emissioni e rendere la barca meno legata all’uso continuo dei motori.

Il cuore del progetto è la vela alare Rondal
Il cuore del progetto è la vela alare Rondal da 245 metri quadrati. Non è un armo tradizionale con vele da issare, scotte, winch e manovre in coperta. È un’ala rigida, controllata da sistemi elettrici e idraulici, capace di ruotare a 360 gradi e di orientarsi in modo neutro rispetto al vento quando la barca non naviga a vela. Secondo i dati diffusi dal cantiere e ripresi dalla stampa specializzata, il sistema è pensato per permettere il passaggio alla navigazione a vela in tempi molto brevi, con una gestione automatizzata del trim.
È qui che AERA prova a cambiare il rapporto tra superyacht e vela. Su molte grandi barche, issare e regolare le vele richiede equipaggio preparato, tempo e spazio operativo. Questo, nella pratica, porta spesso a usare il motore anche quando ci sarebbero le condizioni per navigare a vela. Royal Huisman cerca di intervenire proprio su questo punto: rendere l’uso della vela più semplice, più immediato e meno invasivo nella vita di bordo. Non è un dettaglio tecnico, ma una scelta culturale. Se la vela diventa più accessibile anche su una barca di 50 metri, allora può tornare a essere la prima forma di propulsione, non un elemento da usare solo in occasioni particolari.

Quando la tecnologia cambia il rapporto con la vela
L’unico vero problema è che questo sistema di propulsione di vela ha solo il nome: per tutto il resto è un nuovo sistema di propulsione e basta; di vela, nel senso tecnico del termine, non ha nulla. Questo non significa che la cosa sia negativa: i vantaggi di un 50 metri che cammina spinto dal vento invece che da grandi motori termici sono facilmente intuibili, ma dal punto di vista del velista questo è un passaggio che cancella il rapporto tra l’uomo e la sua nave. Un superyacht di questa grandezza a vela può usare l’intelligenza dell’uomo per determinare la quantità di vele da mandare a riva, quando ridurle, stabilire le andature e le regolazioni e, anche se non è più l’uomo a mettere mano alle cime o ai winch, è lui, con la sua intelligenza, che gestisce il tutto. Con i nuovi sistemi di propulsione, invece, l’uomo si riduce a poco più del passeggero della sua nave: tutto il resto è affidato all’AI e all’elettronica. La cosa può essere molto piacevole, ma non la chiamiamo vela, perché non lo è.
AERA resta un superyacht di 50 metri
Al di là di questa piccola digressione, AERA resta comunque un superyacht. Con una lunghezza di 50 metri, una larghezza di 14,5 metri e una costruzione prevista in alluminio, il catamarano offre volumi e spazi esterni vicini a quelli di barche a motore più grandi. Il layout prevede ospitalità per dieci ospiti e sette membri dell’equipaggio. Il progetto punta molto sulla vita all’aperto, con ponti ampi, zone d’ombra, aree relax e una distribuzione che sfrutta la piattaforma del catamarano senza chiuderla in una sovrastruttura pesante.
La scelta del catamarano non è casuale. Due scafi permettono stabilità, superficie disponibile e una piattaforma adatta a integrare batterie, sistemi elettrici e zone tecniche senza sacrificare troppo la vivibilità. Il disegno di Cor D. Rover introduce una struttura esterna leggera, ispirata anche alle forme dei ponti reticolari, con passaggi coperti e aperture pensate per favorire ombra e ventilazione. In questo modo il progetto cerca di ridurre anche il carico termico sugli interni, un tema importante su barche dove aria condizionata e servizi alberghieri incidono molto sul consumo energetico.

Propulsione elettrica, idrogeno e HVO
La parte energetica è uno degli aspetti più interessanti. Le batterie possono essere ricaricate dagli idrogeneratori durante la navigazione o da celle a combustibile a idrogeno quando la barca è all’ancora. Per le tratte più lunghe sono previsti generatori a velocità variabile alimentabili con HVO, un combustibile alternativo che può ridurre le emissioni rispetto al diesel fossile, secondo i dati indicati dal cantiere. La propulsione è affidata a motori elettrici retrattili, una soluzione che riduce la resistenza quando la barca naviga a vela.
Naturalmente AERA va letto per quello che è: un concept. Alcune soluzioni dovranno essere valutate nella pratica, soprattutto su una barca di queste dimensioni destinata alla crociera privata. L’idrogeno, per esempio, resta una tecnologia promettente ma ancora legata a temi di stoccaggio, infrastrutture e gestione a bordo. Anche la vela alare applicata a uno yacht da crociera di 50 metri apre domande su manutenzione, affidabilità e uso quotidiano in porti e rade molto frequentate.

Un laboratorio sul futuro della navigazione
Proprio per questo il progetto è interessante. Non pretende di dare una risposta definitiva, ma mostra una strada. Nel settore dei superyacht la sostenibilità viene spesso raccontata con formule generiche. AERA prova invece a mettere insieme scelte tecniche concrete, alcune già note nel mondo delle regate e altre in fase di sviluppo per la nautica da diporto di grandi dimensioni. Il risultato è una barca che non rinuncia al comfort, ma prova a rimettere il vento al centro del progetto.
Per chi ama la vela, AERA è un segnale da osservare. Non perché un catamarano di 50 metri rappresenti la barca di tutti, ma perché alcune idee possono scendere, nel tempo, verso modelli più piccoli e più vicini alla crociera reale. Automazione delle vele, riduzione delle manovre, idrogenerazione, batterie più efficienti e propulsione elettrica sono temi che riguardano già oggi molte barche a vela. Royal Huisman li porta in una scala diversa, con un linguaggio da superyacht, ma il punto resta lo stesso: navigare consumando meno e usando di più il vento.
AERA, quindi, non è soltanto un esercizio di stile. È un laboratorio galleggiante sulla direzione che una parte della nautica potrebbe prendere nei prossimi anni. Una direzione in cui la tecnologia crea un nuovo modo di navigare usando il vento.
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