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lunedì 30 novembre 2020

Segnali di ripresa dal leasing

Segnali di ripresa nella Nautica arrivano dal settore leasing

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Genova - Segnali di ripresa per la nautica arrivano dal settore del leasing: lo scorso anno si è chiuso con un +15,4% in numero di contratti sul 2013. E' quanto emerso dai dati, presentati oggi a Roma, dall'Associazione Italiana leasing che raggruppa la quasi totalità degli operatori del leasing in Italia, costituiti da banche universali o pluriprodotto, banche specializzate, intermediari finanziari e società di noleggio a lungo termine.

Il risultato, secondo Assilea, trova conferma e si irrobustisce nel primo trimestre 2015, sia nel numero, sia nel valore dello stipulato. In uno scenario non certo facile, che negli anni scorsi ha caratterizzato il quasi azzeramento del mercato interno, la nautica ritrova quindi dei timidi segnali positivi, anche se i volumi sono ancora molto ridotti.

Nel periodo gennaio-marzo 2015 cresce in maniera significativa il numero di leasing su unità usate, che superano il 50% del totale per numero e per valore. Lo scorso anno i contratti hanno avuto una durata media di 68 mesi, con un anticipo medio del 27% sul costo iniziale del bene. A partire dal 2009 il protrarsi del contenzioso fiscale e la crisi economica che ha investito l'Italia e l'Europa ha portato pesanti variazioni negative nel numero di stipule, di volumi finanziati e di peso percentuale del leasing nautico rispetto allo stipulato, portando il finanziato di unità da diporto al suo minimo storico nel 2013.

Il leasing riparte, nel 2014, + 15,4% di contratti sottoscritti. Uno dei maggiori ostacoli alla ripresa del mercato nautico è il leasing. Gli istituti finanziari hanno reso più rigidi i loro parametri per concedere un leasing, tanto che una percentuale importante di richieste di finanziamento non è accettata, ma sembra che qualcosa stia cambiando e che il sistema si stia rimettendo in moto.

Secondo i dati dell’Assilea, l’associazione che riunisce gli istituti finanziari, nel 2014 i contratti di leasing sono cresciuti in numero e la crescita è importante, parliamo di un incremento che va oltre il 15 % sull’anno precedente, sempre secondo l’associazione, il trend per quest’anno fa pensare a un aumento ancora più consistente.

Al momento in Italia molti operatori sono ancora costretti a rivolgersi al leasing francese per vendere le proprie imbarcazioni, cosa che significa immatricolare la barca in Francia e pagare l’IVA, un regalo non da poco per le casse transalpine.

La difficoltà degli istituti di leasing italiani a concedere un finanziamento ha diversi motivi, uno dei quali è l’impossibilità di controllare, nel caso di un’imbarcazione di occasione, se questa è già stata venduta ad altri.

I registri cartacei sui quali ancora oggi sono iscritte le barche, favoriscono le doppie iscrizioni e le truffe cha con questo sistema vengono compiute. Dopo diversi anni in cui si parlava di informatizzare i registri delle Capitanerie di Porto, un lavoro piuttosto banale e diversi milioni di euro stanziati per non ottenere nulla, il Ministero dei Trasporti ha avvocato a sé la responsabilità della creazione di questi registri, ma al momento non è dato sapere se qualche cosa sia o meno in via di realizzazione.

Un altro ostacolo è l’aumento qualitativo dei requisiti richiesti per accedere ai finanziamenti, aumento determinato in parte dalle forti sofferenze che gli istituti hanno registrato soprattutto nei primi anni della crisi e in parte dalle regole più stringenti imposte alle banche a livello comunitario.

Ricordiamo che nel 2008 il 98% delle imbarcazioni nuove vendute in Italia usufruivano dello strumento del leasing agevolato, oggi quel numero è drammaticamente calato.