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venerdì 18 settembre 2026
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Giulia Fava: dall’America’s Cup alla Lega Navale, la sua idea di vela

Giulia Fava racconta l’America’s Cup a Napoli, il suo percorso con Luna Rossa e SailGP, il lavoro con la Lega Navale e la nuova Roma Sailing Week.

Giulia Fava: dall’America’s Cup alla Lega Navale
Giulia Fava: dall’America’s Cup alla Lega Navale
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Dall’America’s Cup e il SailGP alla guida dello sport della Lega Navale Italiana, fino al coordinamento della nuova Roma Sailing Week. A soli 26 anni Giulia Fava ha attraversato in molti modi i mondi più diversi della vela contemporanea: l’agonismo internazionale, i grandi team e ora anche l’organizzazione sportiva.

Vincitrice della Women’s America’s Cup con Luna Rossa nel 2024 e, da aprile 2026, responsabile del settore sportivo della Lega Navale, Giulia Fava racconta a SVN SoloVelaNet la sua idea di vela, sport che secondo lei deve essere capace di innovare senza perdere le proprie radici, diventare più accessibile ai giovani e più efficace nel parlare a un pubblico nuovo.

Dall’America’s Cup a Napoli al SailGP

SVN: Partiamo dall’America’s Cup. Quest’anno le regate preliminari e nel 2027 la Coppa arriverà a Napoli. Che cosa può rappresentare per la vela italiana? Può avvicinare nuovi pubblici e nuovi velisti?

GF: L’America’s Cup a Napoli può rappresentare un’occasione unica per la vela italiana, non solo dal punto di vista sportivo ma soprattutto per la possibilità di portare la vela fuori dal suo ambiente tradizionale e farla conoscere a un pubblico molto più ampio. Napoli, poi, penso sia la città giusta per questo, per trasformare questo evento in qualcosa che vada oltre la regata. Sicuramente un evento in casa aiuta il pubblico a conoscere questo sport, non sono convintissima che questo possa portare tanti nuovi velisti perché l’America’s Cup è un po’ come la Formula 1, cioè non è che la gente vedendo la F1 inizi ad andare in kart.

SVN: Come sei arrivata alla vela e quali sono stati i passaggi decisivi che ti hanno portata fino all’America’s Cup e al SailGP?

GF: Ho iniziato ad andare in barca da bambina, a otto anni, con l’Optimist. Dall’Optimist sono passata al 420 e poi al Nacra 15, in queste classi sono arrivate le prime esperienze internazionali e risultati importanti. Sono stati anni fondamentali perché ho imparato non solo a competere, ma anche a capire quanto lavoro ci sia dietro una prestazione. Il passaggio al 49erFX e poi al Nacra 17 mi ha portata verso il percorso olimpico e quindi un livello di complessità e dedizione completamente diverso.

Sono stati gli anni più tosti da gestire, ma quelli in cui sono cresciuta di più come velista e come persona. L’America’s Cup è arrivata in modo abbastanza inaspettato. Sono entrata nel progetto femminile di Luna Rossa attraverso una selezione e, da quel momento, ho avuto la possibilità di confrontarmi con una realtà completamente nuova: lavorare all’interno di un team così strutturato ti insegna a curare ogni dettaglio e a capire quanto il risultato dipenda dal lavoro di tutti.

Dopo l’America’s Cup è arrivata anche l’esperienza nel SailGP, che rappresenta un altro modo di vivere la vela professionistica. Sono contesti diversi, ma il filo conduttore per me è sempre lo stesso: cercare di andare più forte, imparare dalle persone che ho intorno e continuare a mettermi alla prova.

SVN: La vela è ormai entrata da tempo nell’era dei foil, delle alte velocità e di una preparazione sempre più sofisticata. Come cambia la formazione dei giovani velisti?

GF: Non è cambiata. Una barca foil funziona esattamente come una barca a vela normale, il modo di regolare le vele e i principi alla base del suo funzionamento sono quelli di una barca “classica”, bisogna solo fare le cose più velocemente. Sicuramente stanno prendendo piede diverse classi foil anche fra i giovanissimi, la classe WASZP in Italia è molto numerosa e sicuramente è un modo diverso di andare in barca, ma penso che le regate sulle “barche lente” siano molto formative per chiunque e che una solida base tattico-strategica si possa imparare lì.

Giulia Fava e il nuovo ruolo nella Lega Navale Italiana

SVN: Da poco sei responsabile di tutto il settore sportivo della Lega Navale Italiana a livello nazionale. Quale impronta vuoi dare e quali sono oggi i progetti principali?

GF: È sicuramente una grande responsabilità e anche una bella sfida, perché la Lega Navale Italiana ha una presenza capillare sul territorio e un potenziale enorme dal punto di vista sportivo. Vorrei portare soprattutto un approccio molto concreto: creare più opportunità per i ragazzi, valorizzare il lavoro che già viene fatto dalle Sezioni e cercare di mettere in rete le diverse realtà sportive della Lega Navale.

Credo molto nello sport come strumento di crescita, non soltanto per arrivare al risultato agonistico. Allo stesso tempo, penso sia importante che la Lega Navale sia sempre più inclusiva. Il mare e lo sport devono essere accessibili a tutti, indipendentemente dall’età, dalle capacità o dal livello agonistico. Per questo vorrei continuare a sviluppare le attività rivolte ai giovani, lo sport paralimpico e tutte quelle iniziative che permettono a persone diverse di vivere il mare attraverso lo sport.

Tra i progetti principali c’è quindi il rafforzamento dell’attività sportiva delle Sezioni, la valorizzazione degli atleti e dei loro risultati e la creazione di nuove occasioni di confronto e collaborazione tra le diverse discipline.

SVN: La Lega Navale promuove una nautica accessibile a tutti. Come lavorate concretamente per abbattere le barriere?

GF: Per me il concetto di accessibilità deve essere molto ampio: non significa soltanto permettere a una persona con disabilità di salire su una barca, ma fare in modo che il mare e lo sport siano realmente accessibili a quante più persone possibile. La Lega Navale ha un grande vantaggio: la sua presenza sul territorio. Attraverso le Sezioni possiamo intervenire concretamente, creando attività sportive inclusive e mettendo a disposizione strutture e imbarcazioni adeguate alle diverse esigenze.

Credo inoltre che molte barriere siano anche culturali. Bisogna far capire che non esiste un solo modo di fare vela e che una barca può diventare uno strumento di inclusione straordinario. Il nostro compito è cercare di eliminare, una alla volta, tutte quelle difficoltà che impediscono alle persone di avvicinarsi al mare. L'obiettivo, quindi, è passare dal concetto di “dare la possibilità” a quello di creare le condizioni perché quella possibilità sia davvero concreta.

Ci sono ovviamente anche in questo caso moltissime iniziative per raggiungere questo obiettivo, come le sovvenzioni che i circoli possono chiedere alla Presidenza Nazionale per acquistare barche per disabili, il progetto in collaborazione con Save the Children, il progetto Velando in collaborazione con il Ministero delle Disabilità e tutte le iniziative poi delle singole Sezioni a favore della nautica accessibile.

SVN: Dopo il Trofeo nazionale di canoa, quest’anno avete istituito anche il primo Trofeo nazionale di vela della Lega Navale. Qual è lo scopo e che bilancio tracci della prima edizione? Hai visto qualche giovane particolarmente promettente?

GF: Abbiamo deciso la formula del Team Race, perché pensavamo fosse la più divertente e la più stimolante e devo dire si è rivelata la scelta vincente. L’obiettivo principale era fare squadra. La Lega Navale è una realtà molto grande e diffusa sul territorio, e il Trofeo nasce proprio per dare ai ragazzi delle diverse Sezioni la possibilità di conoscersi, confrontarsi e sentirsi parte di un’unica squadra.

Il bilancio della prima edizione è stato molto positivo: abbiamo visto tanto entusiasmo e soprattutto un bel clima di condivisione, dentro e fuori dall’acqua. Sicuramente abbiamo visto ragazzi e ragazze interessanti e con ottime qualità. Ma credo sia ancora più importante dare loro il tempo e le opportunità per crescere. Se il Trofeo riuscirà a diventare negli anni un appuntamento fisso in cui i giovani della Lega Navale si conoscono, si confrontano e crescono insieme, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo.

SVN: Qual è oggi il principale limite della vela giovanile italiana? E su cosa bisognerebbe investire di più?

GF: Credo che uno dei limiti principali sia la difficoltà di garantire continuità ai ragazzi nel passaggio dalla vela giovanile all’alto livello. Ci sono tanti giovani con talento, ma non sempre trovano le condizioni per continuare a crescere. A parte alcuni circoli più “ricchi”, poche strutture hanno personale competente e mezzi necessari per poter iniziare un’attività in una classe olimpica. Anche i numeri sono bassi e i costi lievitano a dismisura sia per le famiglie, sia per il circolo. Bisognerebbe trovare il modo per rendere tutto questo più sostenibile e non vedere l’alto livello come un ostacolo ma come una possibilità concreta.

SVN: Sei stata protagonista del progetto “Le Parole del Mare”, la video-serie divulgativa realizzata dall’Accademia della Crusca con la Lega Navale Italiana. Che esperienza è stata e che valore può avere conoscere la storia del lessico della marineria per chi va per mare?

GF: È stata un’esperienza interessante, soprattutto perché mi ha permesso di raccontare il mare da un punto di vista diverso da quello puramente sportivo. Il progetto mostra come dietro a parole che utilizziamo ogni giorno in barca ci siano una storia e una cultura legate alla navigazione. Conoscere il significato e l’origine del lessico della marineria forse non cambia il modo in cui si va per mare, ma aiuta a comprenderne meglio la tradizione e il patrimonio culturale. E credo che anche questo sia un modo per avvicinare le persone al mare e farle sentire parte di una storia più grande.

La nuova Roma Sailing Week e il futuro delle grandi regate

SVN: Un altro fronte che ti vede impegnata è la vela d’altura. Sei la coordinatrice della nuova Roma Sailing Week organizzata dal Circolo Nautico Riva di Traiano, erede della storica Roma/Riva, regata simbolo del Tirreno. Solo un cambio di nome o ci dobbiamo aspettare un format nuovo?

GF: Ci sarà un cambiamento importante. L’idea è quella di rinnovare il format, a partire dal percorso della lunga e storica “Roma”, portandola a passare nelle acque dove si allenano anche le grandi barche foil di cui parlavamo all’inizio dell’articolo.

Abbiamo anche avviato una collaborazione con il RYCC Savoia che sarà un circolo organizzatore. A questo vogliamo affiancare una prova tra le boe, creando una vera e propria combinata e trasformando la Roma Sailing Week in un evento dedicato alla vela d’altura, che oggi nel Lazio manca. Presenteremo tutte le novità al Salone Nautico di Genova, il 3 ottobre, negli spazi della FIV. Vi aspettiamo per scoprire il nuovo format e tutte le anticipazioni sulla prossima edizione.

SVN: Che cosa deve avere oggi una grande regata per essere attrattiva anche fuori dalla cerchia degli appassionati? La vela italiana deve imparare a raccontarsi meglio?

GF: Sicuramente la vela deve imparare a raccontarsi meglio. Una grande regata oggi non può essere solo quello che succede in acqua: deve creare un’esperienza attorno all’evento, con contenuti, persone e momenti capaci di coinvolgere anche chi non conosce questo sport. Abbiamo barche velocissime, tecnologia, tattica e storie incredibili: il problema è riuscire a raccontarle in modo semplice e spettacolare.

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