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giovedì 17 settembre 2026
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Quanto inquina davvero una barca? Arriva un metodo mondiale per calcolarlo

ICOMIA, EBI e NMMA lavorano a una metodologia internazionale per misurare l’impatto ambientale delle barche fino a 24 metri durante tutto il ciclo di vita.

Quanto inquina davvero una barca? Arriva un metodo mondiale per calcolarlo
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Quanto inquina realmente una barca durante tutta la sua vita? Fino a oggi rispondere a questa domanda in modo uniforme è stato molto difficile, perché cantieri e produttori utilizzano criteri e sistemi di valutazione differenti. Ora l’industria nautica internazionale sta cercando di arrivare a un metodo comune.

ICOMIA, European Boating Industry (EBI) e la statunitense National Marine Manufacturers Association (NMMA) hanno avviato una nuova fase del progetto destinato a creare la prima metodologia Life Cycle Assessment, LCA, condivisa a livello internazionale per le imbarcazioni da diporto, con particolare attenzione alle barche fino a 24 metri.

L’obiettivo è riuscire a misurare l’impatto ambientale di una barca non limitandosi ai consumi o alle emissioni prodotte durante la navigazione, ma considerando praticamente tutta la sua esistenza.

Dalla costruzione alla demolizione

Il principio del Life Cycle Assessment è relativamente semplice: per capire quanto un prodotto incida realmente sull’ambiente bisogna analizzare ciò che accade prima, durante e dopo il suo utilizzo.

Nel caso di una barca questo significa considerare le materie prime utilizzate per costruire scafo, coperta e impianti, i processi produttivi, l'energia impiegata dal cantiere, la propulsione durante gli anni di utilizzo e, infine, la dismissione, il recupero dei materiali e il riciclo.

Il progetto internazionale nasce dal lavoro già svolto in Europa con Blue Boat Horizon, che ha sviluppato una prima metodologia LCA specifica per le imbarcazioni da diporto sotto i 24 metri. Il passo successivo è trasformare quel lavoro in uno strumento utilizzabile dai cantieri di diversi Paesi secondo criteri confrontabili.

La differenza è importante. Una barca elettrica, per esempio, può avere emissioni molto ridotte durante la navigazione, ma per determinarne l'impatto complessivo devono essere considerate anche la produzione delle batterie, l'origine dell'energia utilizzata per ricaricarle e il loro smaltimento. Lo stesso principio vale per una barca costruita in vetroresina, alluminio, acciaio o materiali compositi.

I primi test inizieranno a ottobre

ICOMIA, EBI e NMMA hanno ora lanciato un questionario internazionale rivolto a cantieri, produttori di sistemi di propulsione e aziende della filiera per capire quanto il settore sia già preparato a utilizzare sistemi LCA e quali siano le difficoltà maggiori per implementarli.

Alcune delle aziende partecipanti potranno entrare nel gruppo che proverà direttamente il nuovo strumento sperimentale basato sulla versione 1.1 della metodologia Blue Boat Horizon.

I test sono programmati tra ottobre e dicembre 2026 e serviranno a verificare se il sistema sia realmente utilizzabile nella normale attività dei cantieri, oltre che scientificamente valido.

La consultazione internazionale rimarrà aperta fino al 23 ottobre.

Perché un metodo unico può cambiare il mercato

Il punto probabilmente più interessante è la possibilità di confrontare barche e tecnologie utilizzando finalmente lo stesso metro.

Oggi dichiarazioni come “barca sostenibile”, “propulsione ecologica” o “materiale a basso impatto” possono basarsi su parametri molto diversi. Una metodologia LCA condivisa dovrebbe permettere ai cantieri di quantificare l'impatto ambientale secondo regole comuni e quindi rendere più credibili anche le informazioni fornite agli armatori.

Per i progettisti potrebbe diventare anche uno strumento per capire dove intervenire. Se dall'analisi emergesse, per esempio, che una parte importante dell'impatto complessivo deriva dalla costruzione dello scafo e non dal suo utilizzo, avrebbe più senso lavorare su materiali e processi produttivi piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla propulsione.

Il progetto potrebbe inoltre avere un'importanza crescente con l'introduzione di nuove normative ambientali e di requisiti di ecodesign.

Per il momento, però, non siamo ancora davanti a una certificazione internazionale obbligatoria. ICOMIA, EBI e NMMA stanno costruendo una metodologia comune e preparando gli strumenti con cui applicarla.

Se il progetto arriverà a regime, per la prima volta sarà possibile provare a rispondere con numeri confrontabili a una domanda che fino a oggi ha avuto soprattutto risposte generiche: quanto inquina davvero una barca durante tutta la sua vita?

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