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giovedì 26 novembre 2020

Il Concordia vista dai navigatori solitari

Le impressioni di Alex Bellini e Matteo Miceli sul naufragio del Concordia

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Roma - Curiosi di sentire cosa pensano di quanto successo all’isola del Giglio uomini che hanno affrontato gli oceani in condizioni estreme, abbiamo intervistato due solitari, Alex Bellini e Matteo Miceli che ci hanno espresso opinioni diverse che ben emergono dalle due interviste che vi riportiamo di seguito.

Alex Bellini, ha traversato nel 2005 l’atlantico per 6.000 miglia a remi con la sua canoa e nel 2008 il Pacifico per 10.000 miglia, sempre a remi, stabilendo un record che ancora detiene.

SVN - Una settimana fa, il comandante Francesco Schettino, portava la sua nave, il Costa Concordia, sugli scogli della Scola, davanti all’isola del Giglio. Questi, come ha potuto, ha abbandonato nave e passeggeri al loro destino. Che idea ti sei fatto di questo personaggio?

Alex Bellini - E' la tipica situazione in cui il capo non possiede le doti del leader: la responsabilità delle azioni che compie, il fiuto per la cosa migliore da fare, la capacità di gestire lo stato di crisi e il coraggio di prendere delle decisioni a favore degli altri e non per se stesso.

SVN - A tuo parere è giustificabile in qualche modo il fatto che sia stato tra i primi a scendere dalla nave quando a bordo c’erano ancora numerosi passeggeri e membri dell’equipaggio?

Alex Bellini - Ogni essere vivente, quindi anche l'essere umano, davanti al pericolo reagisce fuggendo o combattendo. E' l'istinto della sopravvivenza, la natura. Questa é l'unica giustificazione ammissibile. Tuttavia, ricoprendo il ruolo di "capo" di una struttura così importante, si dà per scontato che possieda l'addestramento, l'esperienza, nonché l'umanità e la sensibilità per scegliere il comportamento che garantisca il bene del suo equipaggio e di tutti i suoi passeggeri.

SVN - Secondo te, poteva fare qualche cosa di diverso da quello che ha fatto per riparare al danno causato?

Alex Bellini - Una volta che l’errore era stato fatto, credo che si sarebbe dovuto attenere al codice della navigazione e all’etica impostagli dal ruolo che ricopriva. Un errore, per quanto grave, è comprensibile, anche se non giustificabile, lo è molto di meno il fatto che si sia sottratto ai doveri che gli imponeva l’etica del suo ruolo professionale: il comandante.

SVN - Nelle tue traversate hai vissuto diversi momenti drammatici, credi che la paura possa indurre un marinaio esperto a fare errori tanto gravi da mettere in pericolo le persone delle quali ha la responsabilità?

Alex Bellini - Certamente, la paura, qualora non venga gestita nella giusta maniera, può scatenare comportamenti irrazionali, ma, in questo caso siamo davanti a un ufficiale con decine di anni di esperienza dal quale, io personalmente, non mi aspetto condotte simili.

Matteo Miceli, come Alex Belini, ama le cose estreme. Le sue imprese più conosciute le ha compiute a bordo di Biondina Nera, un catamarano di 20 piedi senza cabina. Nel 2005 copre la rotta Dakar - Guadalupe in solitario, stabilendo un record mondiale

SVN - Matteo, tu hai navigato in ogni condizione di tempo e di mare e nelle situazioni più estreme, ci puoi dire cosa ne pensi del naufragio del Concordia.

Matteo Miceli - Credo che, al di là dello sbaglio oggettivo di aver portato la nave troppo sotto costa, il comandante, o chi per lui, alla fine, abbia salvato la maggior parte dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio portando la nave sotto costa, se avessero fermato la nave nel luogo dell’urto per far sbarcare i passeggeri, ci sarebbe stata una strage, la nave sarebbe affondata velocemente e avrebbe portato con se centinaia o migliaia di persone.

SVN - Perciò anche tu, come la Domnica Cemortan, pensi che il Comandante Schettino sia stato un eroe.

Matteo Miceli - Non esageriamo, Schettino ha fatto degli sbagli enormi e la nave è andata a scogli per colpa sua, quindi di eroico non ha proprio nulla. Io dico solo che la manovra che è stata compiuta dopo l’urto con gli scogli, è stata corretta e fondamentale, se non avessero fatto quello che hanno fatto, saremmo qui a piangere centinaia di morti.

SVN - Cosa pensi del fatto che sia stato tra i primi a fuggire.

Matteo Miceli - Poteva sicuramente evitare di scendere dalla nave, ma anche qui, non sappiamo cosa è passato per la testa di quell' uomo in quel momento. Io mi sono trovato in situazioni al limite e la paura che diventa panico può far fare delle scelte sbagliate. Ci sono situazioni che è difficile giudicare se non le si vive.

SVN - Da quanto capiamo, in linea generale, tu assolveresti il Comandante.

Matteo Miceli - Non è compito mio giudicare, non sono io che devo dire se Schettino è colpevole di quello che lo accusano o no, io mi limito a dire che in questi casi i giudizi bisogna darli con molta attenzione ..."chi va per nave naviga...chi resta a terra giudica".