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ONU: l’Italia è responsabile per la strage dell'ottobre 2013 a largo di Lampedusa

Il Comitato per i diritti umani dell’ONU ha accolto il ricorso di alcuni sopravvissuti al naufragio dell'ottobre 2013 a largo di Lampedusa: l’Italia condannata per avere abbandonato in mare donne e bambini

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New York (USA) – Il Comitato per i diritti umani dell’ONU ha condannato l’Italia per il comportamento tenuto in occasione del naufragio dell’11 ottobre del 2013 quando la nave Libra con il suo comandante Catia Pellegrino seppure a soli 17 miglia da un gommone con 400 persone a bordo dal quale arrivavano continue richieste di soccorso via satellitare, richieste che la nave captava regolarmente, ha cambiato rotta allontanandosi e lasciando al loro destino quelle persone tra le quali 60 bambini.

Il Comitato ritiene che l’Italia non abbia risposto prontamente alle molteplici chiamate di soccorso giunte dalla barca partita nella notte del 10 ottobre 2013 dal porto libico di Zuwarah con a bordo oltre 400 adulti e bambini. In particolare, l'Italia, ha omesso di spiegare il ritardo nell'invio della sua nave della marina, ITS Libra, che si trovava a solo un'ora circa dalla scena del dramma.

Lo storico verdetto, dove per la prima volta si stabilisce senza ombra di dubbio che le nazioni sono tenute a portare soccorso in mare indipendentemente da chi è responsabile della zona SAR in cui si trovano le navi, avrà il suo peso nel procedimento penale che va avanti da sette anni con incredibile lentezza e che vede sul banco degli imputati il comandante Pellegrino e diversi alti ufficiali della Marina Militare Italiana.

Si tratta di una storia, quella del naufragio del 2013, raccapricciante per il numero di bambini e adulti morti e per il sangue freddo con cui le autorità italiane hanno stabilito che la nave militare Libra non doveva intervenire in salvataggio dei naufraghi pur potendolo fare.

SVN solovelanet ha dedicato a questa storia un lungo articolo pubblicato su SVN 53 “11 ottobre 2013, quando gli italiani smisero di essere eroi” per il quale il nostro direttore, autore dell’articolo, è stato candidato al premio letterario Carlo Marikonvich di quest’anno.

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