lunedì 27 maggio 2024
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Gli Stati Uniti cercano di proteggere i loro relitti

Diramato un comunicato in cui si sostiene il diritto esclusivo di custodia dei relitti di navi americane o noleggiate da americani anche se all’interno di acque territoriali di altri stati

l relitto della nave da guerra americana Uss Samuel B Roberts
l relitto della nave da guerra americana Uss Samuel B Roberts
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Il governo degli Stati Uniti nei giorni scorsi ha emesso un comunicato in cui afferma che qualunque relitto di nave di proprietà americana, o noleggiata da enti americani al momento dell’affondamento, ricade sotto la propria custodia, anche se il naufragio è avvenuto in acque internazionali o di altri stati.

Il provvedimento, che ha lo scopo di scoraggiare azioni da parte di soggetti privati interessati al recupero del carico, è stato diramato attraverso la United States Maritime Administration (MARAD), l'agenzia del ministero dei trasporti degli Stati Uniti che si occupa degli affari marittimi.

Il titolo di possesso da parte del governo USA viene rivendicato a tempo indeterminato e riguarda tutti i relitti di navi registrate presso MARAD o presso le altre agenzie che l’hanno preceduta.

L'avviso MARAD sulla custodia delle navi affondate arriva in un momento in cui i casi di cannibalizzazione dei relitti sono in aumento. Gli Stati Uniti si stanno unendo ad altre nazioni, come il Regno Unito, l'Australia, la Nuova Zelanda, determinate a proteggere e preservare i relitti e il loro carico a causa della loro importanza storica o economica.

La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che mantiene un ampio database di naufragi, discariche, ostacoli alla navigazione, siti archeologici sottomarini e altre risorse culturali sottomarine, stima che ci siano circa 20.000 relitti nelle sole acque degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti useranno la loro autorità per proteggere e preservare i loro relitti e i loro carichi da qualsiasi attività illegale. Le immersioni subacquee saranno quindi consentite purché effettuate senza prelevare alcunché.

La questione non interessa solo qualche subacqueo intenzionato a riportarsi a casa un piccolo ricordo di un’immersione, ma riguarda anche il recente fenomeno di cannibalizzazione dell’acciaio delle navi affondate da parte di organizzazioni spesso illegali che operano al di fuori delle leggi internazionali.

Resta da comprendere come un atto unilaterale di uno stato sovrano in cui vengono rivendicati diritti nelle acque di un altro stato possa invece ricadere nel perimetro del diritto internazionale senza che questo abbia ricevuto alcun avallo da parte dell’ONU o sia frutto di un trattato sovranazionale.

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