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giovedì 26 novembre 2020

Confindustria Nautica dice ‘Basta petizioni’

Confindustria Nautica, in una lettera odierna ai soci, sottolinea come il lavoro svolto sino a ora per far riaprire il settore nautico rischi di essere penalizzato da iniziative di singoli e associazioni minori

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Genova – Confindustria Nautica lancia un appello, “basta con le petizioni”. Il presidente di Confindustria Nautica, Saverio Cecchi, in una lettera ai soci spedita oggi, scrive: “Vedo e leggo di iniziative di associazioni locali, scoordinate e prive dell’adeguato supporto tecnico, che si mobilitano per richiedere un’apertura generalizzata e indifferenziata, che va dalle attività d’impresa fino all’utenza privata, mettendo insieme situazioni che hanno diversi indici di valutazione.

Sono preoccupato che il difficoltoso e defatigante lavoro di settimane, volto a rimettere in pista tutte le imprese della nautica, possa essere bruciato a un passo dal compimento, proprio da iniziative il cui massimo effetto sia quello di accrescere l’indice di rischio di “aggregazione sociale” considerata dal Comitato scientifico del Governo.”

Perché Confindustria Nautica è così contraria che associazioni e privati possano fare petizioni per chiedere l’apertura totale del settore nautico?

Il problema risiede nel fatto che il comitato scientifico del governo è contrario alla riapertura al 4 maggio costringendo così il governo, che di contro vuole le riaperture, in una posizione difficile: se non si apre, le forze produttive e i cittadini diventeranno ostili, se si apre e arriva una seconda ondata come accaduto in diversi paesi, il governo sarà immediatamente accusato dalle opposizioni di incompetenza e di comportamento criminale.

Per questo il governo sembra voglia procedere con i piedi di piombo e scegliere con estrema cura chi potrà aprire e chi no.

Il ragionamento di Confindustria Nautica è: se si chiede la riapertura, in una prima fase dei cantieri costruttori e delle aziende del settore, il comitato scientifico, che chiaramente non sa nulla del settore, si concentrerà sugli indicatori di pericolosità delle aziende che, per la nautica, sono particolarmente bassi, ma se invece, li si induce a basarsi sugli indici di pericolosità dei diportisti che si muovono in un porto, si rischia che escludano il settore nautico dalle riaperture.