SVN logo

Coppa America: tutto quello che c’è da sapere sulla sfida Luna Rossa - Team New Zealand

Luna Rossa e Team New Zealand: due barche radicalmente diverse, due equipaggi con bagagli tecnici differenti. Coppa America: quella che sarà una sfida tecnologica e umana

Abbonamenti SVN
ADV
Mancano ormai solo 48 ore all’inizio della Coppa America e la comunità velica internazionale non vede l’ora di vedere scendere in acqua Luna Rossa e Team New Zealand per contendersi la Vecchia Brocca.

Un match dai contorni quasi epocali, quanto meno per il livello di sviluppo tecnologico che c’è stato, che ha letteralmente catapultato la vela nel futuro.

Mai avremmo pensato di vedere dei gommoni a motore, con centinaia e centinaia di cavalli, non riuscire quasi a tenere il passo di un mezzo a propulsione velica.

Se qualche anno fa qualcuno ci avesse raccontato questa cosa probabilmente in pochi ci avrebbero creduto. Eppure è successo, e adesso ci avviamo verso l’atto finale, il più atteso, quello che deciderà chi per i prossimi 3 o 4 anni sarà il detentore della Coppa, il defender che stabilirà le prossime regole del gioco.

IL METEO

Quello che tutti in questi giorni si chiedono è ovviamente che meteo ci sarà per le prime giornate di regate. Sul lungo periodo è difficile fare previsioni, ma per il 10 e il 12 marzo, i primi due giorni di regate, la situazione inizia a delinearsi.

Giorno 10 alle 16, ora del primo start, su Auckland dovrebbe soffiare un vento da nord di circa 15 nodi. Condizioni in linea teorica più favorevoli al defender Team New Zealand, ma di questo ne parleremo tra poco.

Per il 12 invece lo scenario sembra completamente diverso, e al momento molte previsioni meteo danno delle condizioni di vento al limite del regatabile, intorno ai 6-7 nodi da nordest.

Notizia questa che farà piacere ai tifosi di Luna Rossa, dato che con poco vento la barca italiana si è dimostrata fin dalle World Series di dicembre come estremamente competitiva.

GLI EQUIPAGGI

Luna Rossa e Team New Zealand, come voluto dal protocollo, hanno equipaggi al 99% provenienti da Italia e Nuova Zelanda. Gli unici due “intrusi” sono gli australiani James Spithill, per Luna Rossa, e Glen Ashby per New Zealand.

La scelta non è stata casuale, si tratta di due specialisti: Spithill del match race, Ashby di tutto ciò che riguarda il mondo foil. I “canguri” saranno quindi la terza nazione rappresentata in questa finale di Coppa.

L’equipaggio di Luna Rossa è un mix di giovani talenti, come Matteo Celon, Enrico Voltolini, Umberto Molineris, entrati nel team tramite il progetto New Generation, e grande esperienza come quella che portano i vari Checco Bruni, lo stesso Spithill, ma anche Gilberto Nobili o Shannon Falcone se verranno impiegati nell’equipaggio titolare, oltre alla forza dei grinder come Davide Cannata o Nicholas Brezi provenienti dal mondo del canottaggio.

Il bagaglio di esperienza che portano in dote i due timonieri di Luna rossa, Bruni-Spithill, è molto incentrato sul match race dato che è stato il pane quasi quotidiano della loro carriera. Se la sfida diventerà un corpo a corpo serrato, con le barche vicine in termini di velocità, c’è da scommettere che i nostri avranno modo di dimostrare ciò che sanno fare e mettere in difficoltà i kiwi.

I neozelandesi, se da un lato hanno il talento smisurato di Peter Burling, Blair Tuke, e Glen Ashby, non sono degli specialisti del match race.

La Coppa vinta a Bermuda con i cat non colma questo gap, perché in quel caso la partenza era al traverso e il primo lato in poppa, molti degli schemi tipici del match race venivano così a mancare.

Nella sua carriera Burling non si è mai dedicato al match race come invece hanno fatto i suoi avversari di oggi. Certo è che il giovane kiwi ad appena 30 anni ha vinto tutto ciò che un velista forse sogna di conquistare in più di una vita, mondiali, olimpiadi, Coppa America, podio alla Volvo Ocean Race.

Questi risultati certificano la qualità di un talento indiscusso.

La Coppa America però è anche una regata per specialisti, e non è detto che l’apparentemente perfetto Peter Burling non abbia dei punti deboli da scoprire.

LE BARCHE

Luna Rossa è forse il prodotto più maturo della prima generazione di AC 75. Una barca che ha tracciato una strada, con il disegno della “chiglia lunga” su barca 1 che poi è stata riproposta anche da tutti gli altri, defender incluso che sul primo scafo l’aveva solo abbozzata.

La barca italiana era senza dubbio la più completa e preparata tra quelle degli sfidanti, complessivamente superiore anche se non necessariamente sempre la più veloce.

Abbiamo visto durante la Prada Cup che oltre alle velocità di punta conta molto la capacità di manovra, la ripartenza dalle virate e soprattutto gli angoli al vento, e in questo Luna Rossa si è dimostrata totalmente superiore rispetto a inglesi e americani.

Il “problema” è che i kiwi con la loro barca 2 hanno fatto un salto, o almeno questa è l’impressione, verso la generazione 2.0 degli AC 75, ovvero quelli che vedremo in futuro.

Una barca in cui il concetto di scafo non è inteso solo come quella massa di volume che deve essere la più aerodinamica possibile per non creare attriti, ma uno scafo che è stato modellato per aiutare con le sue forme il volo della barca, che non è demandato solo ai foil, per altro molto piccoli.

Quella dei neozelandesi è una scommessa, e anche grossa, e nessuno al momento può sapere se sarà vincente.

La sensazione è che la barca di Team New Zealand sia piuttosto estrema, sempre al limite del controllo, potrebbe essere ultra competitiva come potrebbe avere dei grossi buchi di prestazioni in alcune condizioni, probabilmente con poco vento.

I kiwi come sempre hanno osato, ma come spesso si vede anche nel mondo dei motori il mezzo che ha le velocità migliore non è detto che sia anche quello vincente.

Sarà questo il caso?

In Italia lo speriamo, in Nuova Zelanda sembrano sicuri di vincere.

Tra poche ore i primi verdetti.


© Riproduzione riservata