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S'intensifcano i dubbi sull'affondamento dell'Oyster 825 Polina Star III

Recuperato il relitto dell’Oyster 825 che ha perso la chiglia, se non è stato urto cosa è stato?

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Alicante (Spagna) – E’ stato recuperato il relitto dell’Oyster 825 Polina Star III che affondò il 4 luglio di quest’anno davanti alle coste spagnole in seguito al distacco della chiglia .

Ora sarà possibile capire il perché di tale affondamento che rimane avvolto dal mistero e che rischia di compromettere la reputazione del cantiere inglese.

Il 4 luglio scorso a circa 25 miglia davanti ad Alicante, in Mediterraneo, con un vento di circa 15/18 nodi, il comandante italiano del Polina Star III cominciò a sentire dei rumori strani sotto lo scafo, quando questi si intensificarono, non perdette tempo e comandò l’abbandono della nave cosa che evitò feriti e forse vittime, l’equipaggio velocemente mise in mare l’autogonfiabile e vi si trasferì.

Subito dopo la barca di 27 metri si capovolse e affondò. L’Oyster aveva perso la chiglia.L’equipaggio di cinque persone, tre italiani e due russi, dichiararono che non c’era stata collisione, ma il cantiere, dopo aver inviato un subacqueo a fare fotografie al relitto che giaceva a circa 30 miglia al largo di Alicante, sollevò qualche dubbio su quanto detto dal comandante dichiarando che una collisione non era da escludere.

Ora che il relitto dell’Oyster 825 è a terra ed è possibile toccare con mano l’entità dei danni, che la rivista russa (l’armatore della barca è russo) Yacht (edizione russa) ha fotografato dettagliatamente, i dubbi si fanno più insistenti e avanza l’ipotesi che una delle barche di un cantiere considerato tra i migliori al mondo possa aver avuto un cedimento strutturale importante che ne ha causato l’affondamento repentino.

Una cosa da compromettere per sempre il nome del cantiere.Yacht e Yacht Russia (foto) ha pubblicato le fotografie della barca scattate da un giornalista russo dove si vede che manca tutta la parte dello scafo dove era alloggiata la chiglia, ma non solo, è venuta via anche la fascia di scafo laterale da una parte e dall’altra.

In pratica alla barca manca una fascia di circa 4 metri di larghezza che va da una murata all'altra partendo dalla linea di galleggiamento. E’ facile immaginare che con un danno del genere la barca sia affondata immediatamente. E’ anche facile capire che l’affondamento non sia dovuto a un urto: a) la chiglia recuperata non presenta danni né sulla parte prodiera né su quella poppiera, cosa impossibile se il distaccamento della chiglia fosse avvenuto in conseguenza ad una collisione contro un oggetto b) se la barca avesse subito un urto tanto violento da portare via una buona fetta di scafo, difficilmente l’equipaggio avrebbe avuto il tempo di mettere in acqua l’autogonfiabile e, soprattutto, difficilmente non ci sarebbero stati feriti (chiunque si fosse trovato all’interno della barca non avrebbe avuto scampo).

Quindi l’ipotesi sollevata dal cantiere in contraddizione con quanto dichiarato dal capitano della barca, ovvero che la collisione non era da escludere, apparentemente è infondata.

Il distacco non è neanche imputabile all’allentamento dei bulloni come spesso accade. Questi sono stati ritrovati ben stretti alle loro basette e non presentano alcun cenno di cedimento.

Ma allora, cosa ha causato la perdita della chiglia del Polina Star III. Lo spettro del cedimento strutturale si fa sempre più concreto. Stratificazioni non sufficienti, prodotti non all’altezza, cattiva lavorazione, temperature e umidità non adeguate, catalizzazione errata, molti sono i motivi che possono compromettere la solidità delle strutture di una barca.

Nella maggior parte dei casi, uno solo di questi motivi non è sufficiente a determinare un danno del genere, ma a volte il caso si accanisce nel voler sommare i fattori contingenti che portano una barca verso la tragedia del naufragio.

L’ultima parola dovrà essere quella degli esperti chiamati a determinare il perché dell’affondamento e anche se questi sono stati inviati dal cantiere e dall’assicurazione, si spera che la loro professionalità ne garantisca l’imparzialità, anche perché, in un caso del genere, capire il perché del disastro è essenziale per evitarne altri.