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lunedì 30 novembre 2020

Pinne di squalo, un business che fa strage di squali

Ricercatori californiani fanno luce sul business delle pinne di squalo, scoprendo quanto la pesca illegale stia facendo una vera e propria strage di squali

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La zuppa di pinne di squalo è un piatto prelibato in molti luoghi dell’Asia, anche se, per riuscire ad avere l’ingrediente principale della ricetta viene adottata una pratica che spesso non lascia scampo a questi predatori che vengono uccisi per prelevare solo questa parte del loro corpo.

Il buona sostanza il business delle pinne di squalo porta all’uccisione di migliaia di esemplari, una vera e propria mattanza, una strage di squali che trova alcuni riscontri nel risultato emerso da uno studio condotto recentemente da alcuni ricercatori del Monterey Bay Acquarium in California.

Gli studiosi hanno analizzato oltre 500 pinne di squalo, provenienti dai mercati di Hong Kong, Vancouver, San Francisco e il nord del Brasile, con test precisi sul dna per risalire alle specie e riuscire a collocarle geograficamente.

Il risultato racconta di come la maggior parte delle pinne prese in esame arrivi da squali catturati nelle zone costiere di questi paesi. Si tratta di squali di barriera o squali seta che vivono molto vicino alla costa, solo una piccolissima parte apparteneva a squali volpe e martello che si trovano per lo più in Oceano.

Un dato non coerente con le norme vigenti nei molti paesi di provenienza dei campioni analizzati dove è vietato per legge prelevare le pinne che ogni anno fa registrare circa 70 milioni di squali uccisi nel mondo. Diverse norme internazionali vietano anche la pesca di diverse specie di squalo presenti nel sotto costa, consentendo solo quella in acque internazionali.

Un dato che ci fa capire quanto gli squali siano sotto pressione della pesca intensiva, che mette a rischio il fragile ecosistema delle barriere coralline.

Questi predatori, nonostante la loro fama sinistra, sono un elemento indispensabile per gli ecosistemi della barriera che senza di loro verrebbe a mancare di un elemento importantissimo nel delicato equilibrio della catena alimentare.