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La tragedia del Moby Prince non fu causata dalla nebbia

La commissione d’inchiesta ha inviato gli atti alla Procura di Livorno

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Livorno - Il traghetto di linea Moby Prince, lo ricorderanno in molti, prese fuoco nella rada antistante il porto di Livorno alle ore 22:25 del 10 aprile 1991 dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo, causando la morte di 140 passeggeri diretti a Olbia. Al contrario di quanto si è sempre creduto sino a pochi giorni fa, la tragedia non è però riconducibile “alla presenza della nebbia e alla condotta colposa del comando del traghetto”; questo quanto affermato dalla commissione d’inchiesta parlamentare nella relazione conclusiva presentata dal presidente Silvio Lai.

Il documento, trasmesso in queste ultime ore alla Procura di Livorno, definisce l'indagine fatta dalla stessa procura “carente e condizionata da diversi fattori esterni". Nella relazione si legge inoltre che la petroliera era ancorata in una zona di divieto, ma ciò che maggiormente fa rabbia è che alcuni passeggeri, secondo la commissione, potevano essere tratti in salvo, se non fosse che durante le ore cruciali di quella tragedia “la Capitaneria di Porto apparve del tutto incapace di coordinare un’azione di soccorso”.

“Oggi ci sono gli elementi per provare a capire quali siano state le reali cause dell’incidente - spiega il presidente della commissione Silvio Lai - tra questi il vero tragitto dell'Agip Abruzzo prima di arrivare al porto di Livorno, il materiale trasportato, gli accordi assicurativi avvenuti rapidamente durante le indagini e prima dei processi tra gli armatori delle navi coinvolte e ai bilanci delle società armatoriali precedenti e successivi al disastro. Confidiamo che il lavoro e la documentazione consegnata - conclude Lai - possa contribuire a ristabilire, dopo 27 anni, la realtà dei fatti”.

Dichiara soddisfazione l'associazione dei familiari delle vittime che, da troppi anni ormai, attende di conoscere la verità sull’accaduto.