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Torna il bollino blu, quest’anno più controlli a terra

I registri telematici del diporto, ancora non esistono, quindi, torna il bollino blu sperando che il prossimo anno…

NSS
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Roma – Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha commentato al Satec di Santa Margherita Ligure, la convection dell’UCINA nella quale è intervenuto ieri, il ritorno del bollino blu dicendo che ci vogliono più controlli in porto e meno in mare.

Il Bollino Blu, che ripartirà dal 1° giugno di quest’anno, fu istituito un anno fa dal Ministro Corrado Passera come ultimo atto del suo ministero prima della caduta del governo Monti, per supplire all’incapacità del Ministero dei Trasporti e del Corpo delle Capitanerie di creare i registri digitali delle imbarcazioni da diporto, cosa che avrebbe liberato i diportisti dalla persecuzione dei ripetuti controlli in mare e aiutato il settore nautico a ripartire.

Questo consiste in un adesivo di colore blu pallido che le motovedette della Capitaneria e degli altri corpi abilitati ai controlli in mare, rilasciano al diportista dopo averlo controllato e averlo trovato in regola. L’esposizione del bollino blu sullo scafo della barca indica alle altre motovedette che l’imbarcazione ha già subito i controlli di routine e dovrebbe evitare ulteriori controlli.

Pastoie burocratiche e interessi diversi hanno impedito ancora una volta la creazione dei registri telematici delle imbarcazioni da diporto e questo ha obbligato il governo a rinnovare il Bollino Blu.

La novità di quest’anno è che i controlli potranno essere fatti anche a terra. Ciò però non significa che il diportista si possa recare in Capitaneria e chiedere una visita a bordo per ottenere il Bollino Blu, significa che anche i controlli effettuati dalla capitaneria a terra sono validi ai fini del Bollino Blu.

Ricordiamo che la creazione dei registri telematici è presentata come un'operazione molto complessa e costosa quando, in effetti, è una banalità.

Le imbarcazioni immatricolate in Italia sono circa 85.000. Si tratta di inserire in un computer 85.000 schede che riempiono circa un sesto di pagina di un registro cartaceo e che non hanno bisogno di protocolli di sicurezza perché sono parte di registri pubblici. Un lavoro che in un’azienda privata comporterebbe l’impegno di un gruppo di persone per un periodo di pochi mesi e una spesa di poche centinaia di miglaia di euro.

I registri potrebbero essere resi disponibili agli uffici delle Capitanerie tramite internet. Un comunissimo software di gestione dati, implementato nella parte sicurezza per impedire la manomissione dei dati, permetterebbe di regolarizzare i controlli in mare il che ridarebbe vigore al comparto nautico che di conseguenza tornerebbe a creare posti di lavoro.

Per creare il registro sono già stati stanziati, in diversi momenti (sono anni che si parla di questi registri), alcuni milioni di euro, senza che nulla sia stato fatto. Probabilmente, se invece di affidare il compito di crearli prima alla Capitaneria stessa e poi al Ministero dei Trasporti, si fosse incaricata una società privata, oggi i registri sarebbero operativi e il ministro Lupi potrebbe fare a meno di annunciare che il Bollino Blu è stato rinnovato.



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