mercoledì 1 luglio 2026
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DMG MORI GLOBAL ONE, il nuovo IMOCA che può cambiare la classe

Il nuovo DMG MORI GLOBAL ONE, IMOCA varato a Lorient, nasce per The Ocean Race 2027 e il Vendée Globe 2028 con soluzioni tecniche attese.

Il DMG MORI appena uscito dal cantiere
Il DMG MORI appena uscito dal cantiere
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Il nuovo DMG MORI GLOBAL ONE, l’IMOCA del team giapponese guidato da Kojiro Shiraishi, è una delle barche più attese della nuova generazione. Presentato a Lorient, in Francia, il progetto nasce per un doppio obiettivo: The Ocean Race 2027, quindi la navigazione in equipaggio, e il Vendée Globe 2028, dove la stessa piattaforma dovrà essere adattata alla conduzione in solitario. È proprio questa doppia destinazione a rendere la barca interessante dal punto di vista tecnico, perché impone un equilibrio difficile tra potenza, stabilità, affidabilità e gestione dello sforzo umano.

La scheda IMOCA indica il progetto come un Guillaume Verdier, costruito da Multiplast a Vannes, con numero velico JPN 11. Le dimensioni pubblicate sono quelle della classe: 18,28 metri di lunghezza, 5,85 metri di baglio, albero di 29 metri, foil presenti, 148 metri quadrati di superficie velica di bolina e 282 metri quadrati alle portanti. Non sono invece indicati, al momento, dati ufficiali su peso, pescaggio, tipo di albero o geometria dettagliata delle appendici. Questo è un punto importante: molto di quello che si può dire oggi sulla barca riguarda la filosofia progettuale, non ancora le prestazioni reali in mare.

Kojiro Shiraishi esulta per la sua nuova barca
Kojiro Shiraishi esulta per la sua nuova barca

Uno scafo diverso dagli IMOCA già in flotta

La novità più evidente è la forma dello scafo. Secondo quanto dichiarato durante la presentazione, DMG MORI GLOBAL ONE rappresenta una netta deviazione rispetto agli IMOCA attualmente in navigazione. Lo stesso Shiraishi ha spiegato di aver chiesto a Verdier di lavorare con libertà, senza rimanere prigioniero delle soluzioni già viste nella flotta. Il risultato è uno scafo che, nelle parole diffuse da The Ocean Race, richiama per certi aspetti il corpo centrale di un trimarano: una forma pensata per ridurre la superficie bagnata, anticipare il volo sui foil e limitare gli impatti violenti sull’onda.

Il passaggio tecnico più interessante riguarda il modo in cui il progetto interpreta l’assetto dell’IMOCA moderno. Verdier ha spiegato che le barche di ultima generazione, quando sono spinte al massimo in oceano, non navigano sempre con grandi angoli di sbandamento. Da questa osservazione nasce una scelta progettuale diversa: lavorare su una barca più “dritta”, integrando scafo, foil, aerodinamica e timoni in un sistema unico. Non è quindi solo una questione di carena, ma di equilibrio complessivo tra portanza laterale, riduzione della resistenza e controllo dell’assetto.

Foil, assetto e minore impatto sull’onda

Se questa impostazione funzionerà, il vantaggio potrebbe essere duplice. Da un lato, la barca dovrebbe sollevarsi prima sui foil, entrando più rapidamente in una condizione di minore resistenza. Dall’altro, dovrebbe ridurre lo “slam”, cioè gli urti secchi e ripetuti dello scafo contro le onde, uno dei problemi più duri degli IMOCA foiler. In oceano, questo non significa solo comfort: meno impatti possono voler dire meno stress strutturale, meno fatica per l’equipaggio e maggiore capacità di mantenere velocità elevate per lunghi periodi. Anche Sam Davies, coinvolta nel progetto sportivo, ha indicato proprio nella minore violenza sull’onda e nella possibilità di decollare prima sui foil due aspetti attesi della nuova barca.

Il progetto nasce però anche da una necessità sportiva precisa. DMG MORI Sailing Team ha annunciato già nel 2024 la costruzione di un nuovo IMOCA pensato per The Ocean Race 2027 e per il Vendée Globe 2028. Il team aveva indicato Verdier per il concept e il design, Multiplast per la costruzione in composito ad alte prestazioni, e una barca adattabile sia alla navigazione in equipaggio sia a quella in solitario.

Una piattaforma per equipaggio e navigazione in solitario

Questo aspetto è centrale. Una barca per The Ocean Race deve sostenere ritmi altissimi con più persone a bordo, turni serrati, manovre frequenti e navigazione molto spinta. Una barca per il Vendée Globe deve invece essere gestibile da un solo skipper per settimane, in condizioni estreme e con margini di errore ridotti. La stessa piattaforma dovrà quindi poter cambiare configurazione e priorità: più potenza e continuità di spinta in equipaggio, più sicurezza, semplicità e affidabilità in solitario. L’IMOCA descrive il progetto proprio come una piattaforma evolutiva, pensata per essere ottimizzata in funzione del tipo di impiego.

La costruzione da parte di Multiplast conferma l’impostazione di alto livello del progetto. Il cantiere francese è già legato alla storia del team e lavora su strutture in composito per barche oceaniche di alta complessità. DMG MORI ha sottolineato che il nuovo IMOCA utilizza carbonio e materiali leggeri ad alta resistenza, con attenzione a idrodinamica, aerodinamica e affidabilità. Sono formule generiche, ma coerenti con la direzione tecnica della classe: barche sempre più integrate, dove lo scafo non può essere letto separatamente da foil, coperta, timoni, piano velico e protezione dell’equipaggio.

Prestazioni da verificare in mare

Al momento, la prudenza è necessaria. La barca è stata presentata come una possibile nuova pagina del design IMOCA, ma le prestazioni reali potranno essere valutate solo dopo le prime uscite, i trasferimenti e soprattutto il confronto diretto in regata. Il programma prevede The Ocean Race Atlantic 2026 come primo banco di prova in equipaggio, prima della partenza di The Ocean Race 2027 da Alicante e, più avanti, del Vendée Globe 2028.

Il nuovo DMG MORI GLOBAL ONE non è quindi soltanto un altro IMOCA nuovo. È un tentativo di spostare il baricentro progettuale della classe: meno barca pensata per sbandare e resistere agli urti, più piattaforma integrata per navigare più dritta, alleggerire la superficie bagnata e rendere il volo sui foil più precoce e meno brutale. È una promessa tecnica, non ancora una certezza. Ma proprio per questo è una delle barche da osservare con più attenzione nei prossimi mesi.

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