
Ieri, sulla spiaggia di Follonica, in Toscana, è stato rinvenuto senza vita uno squalo capopiatto di 4,30 metri. Un animale enorme, che difficilmente si vede in superficie. Da quanto si è capito, l’animale doveva essere morto da poco e il corpo era intatto, quindi non è morto per ferite di diversa natura.
La carcassa è stata portata al porto di Scarlino, dove un esperto in materia, il professor Primo Micarelli, ha compiuto una prima visita identificando la specie dell’animale. Dopodiché, lo squalo è stato portato all’università.
Le analisi sulla carcassa dello squalo capopiatto
Qui l’animale è stato sezionato per capire la causa della morte, che al momento risulta sconosciuta. Si sa però che non sono stati riscontrati né segni di malattia, né segni di traumi dovuti a eliche o collisioni con navi o barche.
Per quanto un animale di queste dimensioni e aspetto abbia suscitato non poca paura tra i bagnanti presenti sulla spiaggia, lo squalo capopiatto è innocuo per l’uomo, a meno che non venga catturato e maneggiato con leggerezza.

Dove vive lo squalo capopiatto
Lo squalo capopiatto, detto anche squalo vacca, vive negli abissi del mare tra i 300 e i 1.000 metri e non è conosciuto per attacchi all’uomo.
Il ritrovamento di Follonica ricorda quanto il mare davanti alle nostre coste sia più complesso di quanto appaia dalla riva. Sotto la linea dell’orizzonte non ci sono solo rotte turistiche, spiagge e fondali bassi, ma habitat profondi nei quali vivono specie antiche, spesso poco conosciute dal grande pubblico.
Quando uno di questi animali arriva sulla spiaggia, la prima reazione è lo stupore. Subito dopo, però, dovrebbe arrivare anche la consapevolezza che ogni ritrovamento può diventare un’occasione di studio.
Un segnale della ricchezza del mare
Per chi va per mare, la notizia ha un valore particolare. Gli squali fanno parte dell’ambiente marino e la loro presenza è un segnale della ricchezza biologica dei nostri mari. Non sono comparse estranee, né presenze da raccontare solo attraverso la paura.
Sono predatori, spesso vulnerabili, che vivono in un equilibrio fragile e che possono subire gli effetti della pesca accidentale, del traffico nautico e dei cambiamenti degli habitat.
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