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Settore charter penalizzato dalla mancanza di skipper

Il Covid ha portato ad avvicinarsi alla barca moltissime persone con una conseguente impennata della richiesta di skipper che però non si trovano

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Roma – La pandemia di Covid ha portato molte persone ad avvicinarsi alla nautica. Queste vedono nella barca uno dei pochi modi per fare vacanze sicure ed evitare di vivere l’estate immersi in mezzo a continui assembramenti. Persone che però di nautica e di barche sanno poco e nulla e quindi hanno bisogno di uno skipper che conduca la barca che prendono a nolo, da qui l’incremento fortissimo di richieste di skipper, si parla di un 40%. Il problema è che di skipper non ce ne sono, o, almeno di skipper affidabili non ce ne sono in numero sufficiente.

Con l’attuale legge fatta da persone che di nautica e di charter capivano veramente poco, avere degli skipper abilitati per barche da noleggio medie, ovvero monoscafi e catamarani dai 12 ai 20 metri, è praticamente impossibile. Il legislatore infatti richiede allo skipper, per abilitarsi, di condurre un iter di preparazione lungo tedioso e in molte parti privo di senso e soprattutto, costoso. Un iter che la maggior parte dei professionisti salta rivolgendosi alle certificazioni inglesi molto più vicine alla realtà del diporto nautico. Quando lo skipper, dopo aver superato mille problemi riesce a prendere l’abilitazione che gli permette di svolgere la professione in regola, cerca imbarco sui Superyacht, altro settore in cui c’è carenza di professionisti, ma che paga molto meglio del settore barche da charter di media taglia.

Al charter di media taglia rimangono gli skipper non abilitati, persone che fanno il mestiere anche da più di vent’anni molte delle quali dei veri professionisti capaci di gestire situazioni non facili con grande professionalità, ma che, in molti casi, non hanno i pezzi di carta necessari a essere in regola con tutto quello che ne consegue.

Le difficoltà burocratiche che questi incontrano non permettono lo sviluppo di una categoria di lavoratori stagionali come gli skipper per le barche charter e questo penalizza il settore. Ogni anno quando si arriva a un certo punto della stagione, gli skipper finiscono, se si cerca un comandante non si trova nulla, ecco allora che per non perdere il nolo le società di charter si rivolgono a improvvisati che anche se sanno portare la barca non hanno l’esperienza per gestire gli ospiti a bordo.

Negli ultimi due anni si calcola che siano mancati, rispetto alla richiesta, circa un 20% di skipper, poco più di cento persone che avrebbero permesso di accogliere circa 600 richieste in più di charter con skipper per un giro di affari di circa 6 milioni di euro. Non una grande cifra, ma sicuramente una cifra importante per un industria del charter italiano che combatte la concorrenza dei greci e dei croati con una mano legata dietro la schiena dai tanti problemi logistici e burocratici.


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