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venerdì 27 novembre 2020

E’ di Mohammed Al Alawi, il cadavere ritrovato a dicembre

Si chiude con i risultati del DNA l’inchiesta sulla scomparsa in mare del giovane omanita

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Trieste – La notizia ufficiale del riconoscimento tramite DNA del cadavere ritrovato in mare da un peschereccio in mezzo alle sue reti al largo di Sansego il 22 dicembre, mette fine all’inchiesta sulla morte di Mohammed Al Alawi, il 26enne omanita che il 7 ottobre scorso è caduto dal maxi trimarano da regata Musandam mentre stava navigavano in condizioni meteo favorevoli verso Trieste per partecipare alla Barcolana.

Il giovane, che da quanto sembra era a prua per lavorare alle vele, in qualche modo è caduto fuori bordo, nella caduta gli inquirenti suppongono che abbia battuto la testa perdendo i sensi e sia annegato in brevissimo tempo. Se così non fosse l’equipaggio del trimarano che ha subito iniziato le ricerche sarebbe riuscito a localizzarlo e a trarlo in salvo, data la buona visibilità e il mare quasi calmo.

Mohammed Al Alawi, come avviene spesso su questi catamarani da regata, non indossava il giubbotto salvagente e non era assicurato a una life line, il che, una volta caduto in mare e perso i sensi, non gli ha dato nessuna possibilità di sopravvivenza.

Le ricerche coinvolsero anche il sultano dell’Oman che affittò un aereo che pattugliò, insieme ad un altro mezzo italiano, la costa per una settimana alla ricerca del giovane. Dopo sette giorni di ricerche infruttuose, la Guardia Costiera dichiarò chiuso il caso.

Il 22 dicembre scorso, un peschereccio istriano, ritirando le reti aveva recuperato un corpo. Per quanto il corpo fosse in stato di decomposizione avanzata, apparve subito plausibile che potesse essere quello di Mohammed Al Alawi, ma la certezza si è avuta solo la settimana scorsa con i risultati del DNA.