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La rete che salva lo squalo elefante

Sui device un allarme avviserà le autorità delle catture accidentali

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Lo squalo elefante è sempre più a rischio nel Mediterraneao, ecco allora che entra in gioco la tecnologia con delle reti da pesca dotate di sensori che rilevano la cattura accidentale di questo gigante del mare o di cetacei come piccoli copodogli.

I sensori avvertiranno direttamente sullo smartphone i pescatori e le autorità interessate in modo che questi possano provvedere alla liberazione dell’animale.

La speciale rete da 'posta' "Wireless marine multisensor system" è stata progettata dal Dimes dell'Università della Calabria, nell'ambito del progetto life+, promosso dalla Ue.

Le reti coinvolte sono reti da posta modulabili in modo da poter essere di diverse dimensioni. Queste avranno una boa madre e una serie di boe figlie. La boa madre riceverà i segnali provenienti dalle boe figlie che, grazie a una serie di sensori, rileveranno vibrazioni e stato di trazione e suoni, informazioni che messe insieme potranno rilevare la presenza nella rete di animali di grandi idmensioni con le caratteristiche dello squalo elefante o di altri animali protetti.

La boa madre, quindi rilancerà il segnale a una stazione a terra che la farà apparire su di una pagina web dove gli interessati protranno monitorare, momento per momento cosa accade nelle reti.

Il sistema per funzionare dovrà essere applicato a reti che arrivano in profondità sino a cento metri.

Con questo sistema il suo inventore, il professore Calogero Pace, professore associato di elettronica del Dimes, spera che si potrà intervenire per slavare l’animale in questione entro 2/3 ore dalla cattura.





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