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giovedì 1 ottobre 2026
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Golden Globe Race: Yalçın si ritira, deBoer fermo per problemi strutturali

Nuovi problemi alla Golden Globe Race: Selim Yalçın si ritira dopo il guasto alla radio HF, mentre Guy deBoer è fermo a Lanzarote per problemi strutturali.

Confermato il ritiro definitivo di Selim Yalçın. In questa fotografia innavigazione con il suo Endurance 35 Help Disabled Children
Confermato il ritiro definitivo di Selim Yalçın. In questa fotografia innavigazione con il suo Endurance 35 Help Disabled Children
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La Golden Globe Race continua a perdere pezzi. Mentre una parte della flotta cerca di lasciarsi definitivamente alle spalle gli effetti della tempesta tropicale Gonzalo, arrivano due aggiornamenti importanti che riguardano Selim Yalçın e Guy deBoer. Si tratta di problemi non direttamente provocati dalla tempesta, ma che confermano quanto questa prima parte del giro del mondo stia già sottoponendo uomini e barche a una selezione molto dura.

La situazione più definitiva è quella di Selim Yalçın, skipper turco dell’Endurance 35 Help Disabled Children. Dopo aver perso l’uso della radio HF, apparecchiatura necessaria anche per rispettare le regole di sicurezza della Golden Globe Race, Yalçın aveva deciso di dirigersi verso la costa spagnola entrando a Cadice.

In un primo momento l’ipotesi era quella di riparare l’apparato e proseguire eventualmente nella Chichester Class, riservata agli skipper che, dopo aver ricevuto assistenza esterna o effettuato uno scalo, non possono più concorrere nella categoria principale.

Successivamente, però, è arrivata la conferma del ritiro definitivo di Yalçın, che ha deciso di non riprendere il mare.

Guy deBoer fermo a Lanzarote

Diversa, e tecnicamente più complessa, è la situazione di Guy deBoer, fermo a Marina Rubicón, Lanzarote, con il suo Tashiba 36 Spirit.

I problemi erano emersi già durante la discesa verso le Canarie e riguardano una zona particolarmente delicata della struttura: lo scafo in corrispondenza degli attacchi delle sartie e delle lande.

Secondo quanto riportato dagli organizzatori, prima della partenza erano state individuate alcune piccole cricche intorno a uno degli attacchi, inizialmente giudicate non tali da impedire la partecipazione. Durante la navigazione deBoer avrebbe però riscontrato nuovi segnali di movimento e sollecitazione della struttura, decidendo prudentemente di fermarsi a Lanzarote.

Prima di ripartire dovrà superare una prova di 100 miglia

Il problema, adesso, non consiste soltanto nell’eseguire la riparazione. La Golden Globe Race ha stabilito una procedura precisa prima di consentire a Spirit di tornare in mare.

Gli interventi sulla zona delle lande e sulla struttura dello scafo dovranno essere completati e successivamente verificati da un surveyor, che dovrà certificare l’idoneità della barca alla navigazione.

Soltanto dopo questa approvazione deBoer potrà effettuare una prova in mare di 100 miglia. Se anche questo test verrà superato, la direzione della regata potrà rilasciare una nuova “green card” che gli consentirà di ripartire.

In ogni caso deBoer non potrà più concorrere nella classifica principale della Golden Globe Race: un’eventuale prosecuzione avverrebbe nella Chichester Class.

Una selezione durissima già nelle prime settimane

È importante distinguere questi due episodi dagli effetti di Gonzalo. Il ritiro di Yalçın nasce dal guasto della radio HF e lo stop di deBoer da un problema strutturale individuato prima del passaggio della tempesta.

Gonzalo ha invece colpito direttamente altri concorrenti, a cominciare da Gunnar Christensen, che sul suo Hans Christian 34 Pompoen ha riportato danni ai pannelli solari, problemi al regolatore a vento e perdita di materiale dalla poppa dopo avere affrontato venti intorno ai 50 nodi e mare di circa cinque metri.

Il quadro complessivo racconta però qualcosa di significativo sulla Golden Globe Race. Siamo ancora nella prima parte della circumnavigazione e la flotta deve affrontare altre decine di migliaia di miglia, compreso tutto l’Oceano Australe. Eppure sono già emersi problemi alle comunicazioni, danni alle attrezzature e, soprattutto, cedimenti o segnali di cedimento di componenti strutturali.

In una regata che impone barche di concezione tradizionale, navigazione con strumenti limitati e lunghissimi periodi senza assistenza, la capacità di arrivare in fondo dipende dalla velocità molto meno di quanto accada nelle moderne regate oceaniche. Prima ancora di competere contro gli altri, bisogna riuscire a conservare integra la propria barca.

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