Spartivento
ADVERTISEMENT
Spartivento
ADVERTISEMENT
giovedì 1 ottobre 2026
Spartivento
  aggiornamenti

Tyrena, il catamarano di 76 metri che naviga con due ali automatizzate

VPLP presenta Tyrena, catamarano di 76 metri con due ali OceanWings. Usa il vento per navigare, ma la gestione della vela è affidata al computer.

Tyrena, il catamarano di 76 metri che naviga con due ali automatizzate
Tyrena, il catamarano di 76 metri che naviga con due ali automatizzate
SVN IT SVN IT SVN IT
PUBBLICITÀ

VPLP Design porta il concetto di propulsione velica su una scala che finora era rimasta quasi esclusivamente territorio degli yacht a motore. Al Monaco Yacht Show 2026 lo studio francese ha presentato Tyrena, un mega-catamarano di 76 metri di lunghezza e 22 metri di larghezza, sviluppato insieme allo studio milanese Micheletti+Partners.

La caratteristica più evidente è il sistema propulsivo: al posto di un armo tradizionale con alberi, rande e vele di prua, Tyrena utilizza due grandi ali OceanWings completamente automatizzate.

Ed è proprio qui che il progetto diventa particolarmente interessante, ma anche difficile da definire semplicemente come una “barca a vela”.

È spinta dal vento, ma non è vela nel senso tradizionale

Dal punto di vista tecnico Tyrena utilizza il vento come fonte di propulsione e può quindi essere considerata una nave a propulsione velica. Dal punto di vista dell’esperienza di bordo, però, siamo molto lontani dalla vela tradizionale.

Su una barca a vela l’uomo ha un ruolo diretto nel rapporto tra barca e vento. Decide quali vele utilizzare, quando ridurre tela, come orientarle, quanto cazzarle o lascarle. Deve interpretare il vento, anticiparne le variazioni e modificare continuamente l’assetto della barca.

Su Tyrena tutto questo praticamente scompare.

Le due OceanWings sono gestite da un sistema computerizzato che ne controlla automaticamente orientamento e regolazione in funzione dell’intensità e della direzione del vento e delle condizioni di navigazione.

Non ci sono vele da issare, ammainare, cazzare o lascare. Non è l’equipaggio a scegliere il fiocco, il gennaker o la superficie velica più adatta alle condizioni del momento.

Il vento diventa quindi principalmente una fonte energetica, mentre l’ala è il dispositivo che trasforma quella energia in spinta.

È una differenza tutt’altro che marginale.

Per gli ospiti a bordo, Tyrena potrebbe infatti offrire un’esperienza molto più vicina a quella di un grande yacht a motore estremamente silenzioso ed efficiente che a quella di un tradizionale yacht a vela. Le ali lavorano sopra la barca, ma l’ospite non partecipa necessariamente alla loro gestione e potrebbe quasi dimenticare che gran parte della propulsione deriva dal vento.

Da questo punto di vista la vela cessa di essere parte dell’esperienza di navigazione e diventa essenzialmente un sistema propulsivo.

Due ali da 363 metri quadrati e 12 nodi con il vento

Le due OceanWings sono installate nella zona centrale della piattaforma e hanno una superficie di 363 metri quadrati ciascuna.

Si tratta di ali rigide automatizzate che utilizzano un profilo aerodinamico controllabile, capace di orientarsi rispetto al vento per produrre spinta in maniera efficiente.

È una tecnologia sulla quale VPLP lavora da molti anni e che ha radici anche nell’esperienza maturata con le ali rigide utilizzate nelle competizioni veliche.

La differenza rispetto a una vela tradizionale è però sostanziale. Una vela è un elemento flessibile che deve essere regolato continuamente per modificarne forma, tensione e angolo rispetto al vento. L’OceanWing è invece un sistema aerodinamico meccanizzato nel quale gran parte di queste regolazioni viene affidata all’automazione.

Il vantaggio è evidente: diventa possibile utilizzare superfici molto grandi senza avere bisogno di un equipaggio numeroso impegnato permanentemente nella loro gestione.

La conseguenza, però, è altrettanto evidente: il marinaio perde buona parte del suo ruolo diretto nella conduzione velica.

Secondo i dati diffusi dai progettisti, Tyrena potrebbe navigare a circa 12 nodi utilizzando esclusivamente le due ali con circa 17 nodi di vento.

Si tratta naturalmente di dati di progetto, perché Tyrena è ancora un concept e non esiste un esemplare sul quale queste prestazioni possano essere verificate in mare.

Quando le ali lavorano insieme alla propulsione meccanica, VPLP stima una riduzione dei consumi fino al 40%.

L’autonomia indicata dai progettisti potrebbe così aumentare da circa 3.800 a 6.400 miglia grazie al contributo del vento.

Ed è probabilmente qui che si trova il vero significato del progetto. Su uno yacht di 76 metri, dove le potenze installate e i consumi possono essere enormi, utilizzare il vento come componente importante della propulsione può cambiare sensibilmente il bilancio energetico della navigazione.

La vela diventa tecnologia energetica

Tyrena rappresenta quindi un passaggio interessante nell’evoluzione della propulsione velica.

Per secoli vela ed esperienza di navigazione sono state praticamente inseparabili. Governare una barca significava anche governarne le vele.

Con sistemi come OceanWings, invece, queste due cose iniziano a separarsi.

La barca può utilizzare moltissimo il vento senza necessariamente richiedere all’uomo di “andare a vela” nel significato tradizionale del termine.

Su Tyrena l’ala potrebbe lavorare quasi come lavora un moderno sistema di gestione energetica: il computer legge le condizioni, orienta la superficie aerodinamica e cerca la configurazione più efficiente.

Il comandante continua naturalmente a decidere rotta e velocità della nave, ma la gestione dettagliata della superficie velica viene delegata alla macchina.

Per questo forse sarebbe più corretto parlare di mega-catamarano a propulsione eolica piuttosto che di grande barca a vela nel significato tradizionale che normalmente attribuiamo a questa definizione.

Anche la scelta delle due carene è parte fondamentale del progetto. VPLP sostiene che i volumi offerti dai 76 metri di Tyrena possano essere confrontabili con quelli disponibili su un megayacht monocarena di dimensioni molto superiori.

Le due carene relativamente sottili consentono inoltre di contenere la resistenza idrodinamica, mentre i 22 metri di larghezza permettono di ottenere enormi superfici abitabili.

Tyrena è previsto con costruzione interamente in alluminio e può accogliere fino a 12 ospiti e 30 membri di equipaggio.

A poppa una grande piattaforma trasversale può essere abbassata fino al livello dell’acqua creando una superficie che collega le due carene quando lo yacht è all’ancora.

A prua lo spazio compreso tra gli scafi viene invece utilizzato per creare una grande area esterna protetta, con piscina e zone dedicate alla vita all’aperto.

Tyrena rimane per il momento un concept: non è stato annunciato un ordine, non è stato indicato un cantiere costruttore e non esiste ancora una data di varo.

Questo non diminuisce però l’interesse tecnico del progetto. Anzi, probabilmente il suo aspetto più importante non è il fatto che un catamarano di 76 metri possa navigare grazie al vento, ma il modo nel quale lo fa.

Tyrena mostra un possibile futuro nel quale la vela potrebbe diventare sempre più importante per ridurre consumi ed emissioni sulle grandi unità, ma contemporaneamente sempre meno presente nell’esperienza quotidiana di chi si trova a bordo.

È, in un certo senso, il paradosso di questo progetto: il vento torna protagonista della propulsione proprio mentre l’uomo smette quasi completamente di occuparsi delle vele.

```

© Riproduzione riservata

SVN IT SVN IT SVN IT
PUBBLICITÀ
Gais Gais Gais
PUBBLICITÀ