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venerdì 14 agosto 2026
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Per il Parco di La Maddalena, una barca a vela inquina il doppio di una barca a motore

Nel Parco di La Maddalena le barche a vela ricevono 20 punti contro i 40 delle barche a motore. Gli operatori contestano i criteri 2026.

Il Parco della Maddalena attribuisce alle barche a motore il doppio dei punti di quanto fa con le barche a vela. Nessuno se ne è accorto, ma loro hanno scoperto che le barche a vela inquinano il doppio delle barche a motore
Il Parco della Maddalena attribuisce alle barche a motore il doppio dei punti di quanto fa con le barche a vela. Nessuno se ne è accorto, ma loro hanno scoperto che le barche a vela inquinano il doppio delle barche a motore
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Il Parco Nazionale di La Maddalena ha una nuova e rivoluzionaria teoria: le barche a vela inquinano il doppio delle barche a motore. Secondo il Parco, una vela che procede a 6 nodi alzando un’onda di massimo 10 centimetri inquina oltre il doppio del motoscafo che schizza a 30 nodi e che solleva onde da un metro, senza contare che la prima rilascia nell’atmosfera una frazione degli agenti inquinanti che rilascia la barca a motore. Per questo probabilmente la barca a vela gode di 20 punti del Parco contro i 40 che sono concessi alle barche a motore.

La differenza di propulsione principale, vela o motore, è uno dei criteri previsti per le autorizzazioni 2026 alle unità da diporto senza conducente e la scelta ha provocato la protesta dell’Associazione Operatori Nautici Nord Est Sardegna, che chiede al Parco di spiegare quale sia la logica ambientale alla base di una premialità che, almeno sulla carta, favorisce il motore rispetto alla vela.

La questione nasce dai nuovi disciplinari approvati dal Consiglio Direttivo del Parco il 7 luglio scorso per regolamentare il noleggio e il noleggio senza conducente, cioè la locazione, nelle zone Mb dell’Area Marina Protetta. Il principio generale dichiarato dall’Ente è quello di ridurre la pressione nautica e accompagnare il settore verso una maggiore sostenibilità. È proprio mettendo insieme questo obiettivo e i punteggi della graduatoria che emerge una contraddizione difficile da ignorare. (Mailchimp)

Barche a motore 40 punti, barche a vela 20

Secondo quanto denunciato dall’associazione, infatti, le unità a motore più recenti del 2013 (barche e motori che hanno 13 anni) ricevono 40 punti, mentre quelle a vela ne ottengono 20. Naturalmente sarebbe semplicistico sostenere che qualsiasi barca a vela sia automaticamente ecologica. Anche una barca a vela utilizza un motore, produce rifiuti, può scaricare acque nere dove non consentito e soprattutto può danneggiare i fondali con l’ancora. Ma resta difficile sostenere che, a parità di altre condizioni, un’imbarcazione che può navigare sfruttando il vento eserciti necessariamente una pressione ambientale maggiore di un mezzo che utilizza il motore per ogni spostamento. Non solo, le barche a vela, tutte, nessuna esclusa, sono dislocanti, ovvero sono lente e quando si muovono non alzano onda; stessa cosa non si può dire delle barche a motore.

Ed è questo il punto sul quale la critica degli operatori appare fondata: non tanto stabilire a priori che la vela debba essere premiata, quanto chiedere che un criterio presentato all’interno di una politica di sostenibilità sia accompagnato da una motivazione tecnica comprensibile. Consumi, emissioni, velocità, rumore subacqueo, tipo di propulsione e frequenza degli spostamenti sono tutti parametri che possono essere misurati. Se invece il punteggio dipende da esigenze diverse da quelle ambientali, sarebbe opportuno dichiararlo con chiarezza.

A rendere il quadro ancora meno comprensibile c’è una scelta dello stesso Parco. Per il normale ticket di accesso all’area protetta, infatti, le unità a vela godono di una riduzione del 40% proprio perché ritenute più ecologiche e con un minor impatto ambientale. In un caso, dunque, il Parco riconosce alla vela un trattamento favorevole; nell’altro assegna alle barche a motore una premialità doppia.

La polemica sugli sbarchi nelle spiagge

La polemica si allarga poi alle regole per gli sbarchi sulle spiagge. L’associazione contesta il fatto che l’accesso alle spiagge cambi in funzione della categoria dell’unità e dell’attività esercitata. Lo sbarco è vietato agli utenti delle barche da nolo senza conducente, ovvero le barche da charter, mentre è consentito agli utenti delle barche private, ma soprattutto ai barconi carichi fino all’inverosimile di persone che arrivano sulle spiagge per fare il bagno, lasciare quantità enormi di rifiuti e ripartire a tutta velocità. Anche qui la domanda posta dagli operatori è difficile da liquidare: se l’obiettivo è proteggere un arenile fragile, il parametro principale dovrebbe essere la pressione esercitata dalle persone su quell’ambiente, non soltanto il titolo con cui sono arrivate via mare e soprattutto è una cosa far scendere 6-7 persone da una barca su un tratto di spiaggia, un’altra farne scendere contemporaneamente duecento. (Mailchimp)

Il Parco della Maddalena non è nuovo a provvedimenti discutibili. In molti ricordano il divieto di ormeggiare alla boa di notte durato dall’agosto 2024 al giugno 2025 e ritirato dopo che il TAR lo aveva sospeso. Un divieto che non aveva alcun senso logico ma che ha danneggiato in modo importante diverse società di charter che operano nella zona. Anche in quel caso il Parco favoriva i residenti della Maddalena e penalizzava gli altri, tanto che il TAR sollevò l’obiezione che il danneggiamento delle praterie di Posidonia non è più o meno grave a seconda della residenza del danneggiante. Ora torna con un’ennesima ordinanza che da una parte discrimina e dall’altra appare non avere alcun senso logico e che probabilmente farà la stessa fine della prima se qualcuno vorrà ricorrere al TAR.

A questo punto c’è da chiedersi se questa presidenza del Parco sia realmente all’altezza di gestire un ente così delicato e così importante per quella zona della Sardegna.

In ultimo non si capisce perché queste ordinanze siano sempre pubblicate a stagione ormai iniziata, quando non c’è il tempo per far nulla.

Regole ambientali che devono essere spiegabili

Il Parco della Maddalena deve affrontare un problema reale: proteggere un arcipelago sottoposto ogni estate a una pressione nautica e turistica considerevole. Limitare accessi e attività può quindi essere necessario e anche impopolare. Proprio per questo, però, le regole devono essere coerenti e soprattutto spiegabili. Se una barca a motore riceve il doppio dei punti di una barca a vela all’interno di un sistema che punta alla transizione ecologica, è legittimo chiedere perché. Stessa cosa se si permette ai barconi dei turisti di scaricare migliaia di persone sulle spiagge del Parco e lo si vieta alle barche da charter che tutte insieme non fanno una frazione delle persone che arrivano con i barconi. E una risposta basata su criteri tecnici sarebbe probabilmente il modo più semplice per chiudere la polemica.

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