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venerdì 27 novembre 2020

Vendée Globe: le calme equatoriali si avvicinano

Thomson e Le Cam passano Theta nella parte più dura e ora puntano ad affrontare le calme equatoriali con un’angolazione più favorevole

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Atlantico - È passata poco più di una settimana dalla partenza del Vendée Globe e la flotta si è confrontata con condizioni meteo che hanno messo alla prova barche ed equipaggi.

Subito dopo lo start, si sono formati due gruppi: il primo con rotta decisamente verso ovest, il secondo con rotta a sud ovest. Chi ha puntato per 270° lo ha fatto per cogliere la rotazione del vento a nord ovest e beneficiare di un regime di venti portanti, negoziando il rischio di allungare il percorso in cambio di un consistente guadagno in velocità.

La scommessa però non ha pagato e le prime 24 ore hanno visto premiati gli skipper che sono rimasti più a sud in prossimità della rotta di minor tempo adottando una tattica più conservativa.

Il passaggio di una seconda depressione ha imposto condizioni impegnative, specialmente per chi si trovata nel gruppo più occidentale che è stato interessato da forti venti meridionali con raffiche fino a 40 nodi.

Superata un’area anticiclonica al largo del Portogallo, dove chi è rimasto più vicino a terra ha subito un marcato calo del vento, la flotta si è ricompattata per affrontare la tempesta tropicale Theta.

I due navigatori Alex Thompson a bordo di Hugo Boss e Jean Le Cam di Yes We Cam hanno negoziato il passaggio della depressione avvicinandosi ai limiti del minimo barico navigando con venti fino a 50-60 nodi e ottenendo una traiettoria di uscita che ha visto Le Cam, posizionato leggermente più ad est di Thomson, portarsi in vantaggio e strambare più in prossimità della rotta diretta con una rotta che potrebbe permettergli di approcciare le calme equatoriali in una posizione considerata statisticamente ottimale.

Il transito attraverso la zona di convergenza intertropicale (ITCZ) è cruciale ed in assenza di una buona pianificazione il rischio di rimanere bloccati in assenza di vento è concreto.

Le calme non sono una zona definita con precisione né, tantomeno, segnata sulla carta. Si tratta piuttosto di un’area che ha la forma di un nastro oscillante ed il cui spessore varia di giorno in giorno.

Scegliere il punto esatto è un rompicapo e il monitoraggio delle condizioni meteo locali è fondamentale. La statistica in qualche modo aiuta: tra 26 e 28 gradi ovest si ha un buon compromesso tra miglia da percorrere ed intensità del vento.

Vanno evitate, se possibile, le zone dove sono presenti imponenti nubi cumuliformi associate, nella grande maggioranza dei casi a drastici cali di vento.

Questo perché le calme (o anche doldrums o pot au noir) si originano dalla convergenza dell’aliseo di nord est con quello di sud est ed in questo scontro di masse d’aria caldo umida si originano estese zone senza vento.