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L’epica battaglia atlantica di Conrad Colman

Ha perso l’albero, ha pochi viveri, procede a 3 nodi, ma non vuole mollare, vuole finire il suo Vendée Globe

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Atlantico – A volte non è facile capire se qualcuno è poco responsabile o un eroe. L’avventura che sta vivendo in questo momento Conrad Colman, un ragazzo neozelandese skipper del Vendée Globe che il 10 febbraio a soli 800 miglia dall’arrivo ha disalberato, potrebbe essere interpretata in entrambi i sensi, ma a noi piace pensarlo eroe.

Conrad, dopo aver percorso oltre 27.000 miglia intorno al mondo, aver affrontato tempeste, iceberg, onde gigantesche senza mai mollare, il 10 febbraio scorso, quando ormai, con Les Sables a sole 800 miglia, già sentiva l’emozione del prossimo arrivo è successo l’inspiegabile. Colman usciva da una profonda depressine con venti a 45 nodi, ma orami era finita, il vento era sceso a 30 nodi, aveva un fiocco e una randa con due mani, eppure a un certo momento, mentre era sotto coperta, ha sentito l’inequivocabile rumore dell’albero che cade.

Come ha avuto modo di dire lui stesso “si era rotto l’albero, ma anche qualche cosa dentro di me”. Per tutti gli altri che hanno vissuto la sua avventura la rottura dell’albero significava fine della regata, richiesta di soccorso, recupero, ritorno a terra, ma non per Conrad.

Ho messo tutto in questa avventura, tutti i soldi che avevo messo da parte con tenacia e costanza, tutti i miei sogni, le mie idee, non poteva essere finita così.

Un modo d’orgoglio, il rifiuto di dire fine, la voglia di riscatto, hanno portato questo ragazzo neozelandese a dire ‘non finisce qui’. Conrad ha chiamato la moglie e l’organizzazione del Vandée Globe, ha spiegato cosa era accaduto e ha detto che nessuno doveva portargli soccorso, “sono ancora in regata” nessuno si deve avvicinare.

La barca di Conrad è un IMOCA 60, ma è anche un’ambasciatrice di un mondo dove l’energia è amica, per questo il suo nome è Foresight Natural Energy e Conrad vuole continuare a portare quel messaggio.

Quando ho deciso che non mi sarei fermato, che sarei andato avanti, mi sono sentito di nuovo bene; la tristezza, la depressione che mi stava velocemente attaccando, sono scomparse, ero ancora in gara, questa volta con me stesso.

Liberato il ponte dai pericolosi resti dell’albero, Conrad, con un lavoro enorme fatto in una situazione disperata, la barca era sballottata da un mare ancora grosso e il vento per quanto calato ancora soffiava a 30 nodi, è riuscito, usando il boma, a creare un armo di fortuna e a rimettere in marcia Foresight Natural Energy.

Negli ultimi dieci giorni ha fatto 470 miglia, ieri glie ne rimanevano ancora 330. Trecentotrentamiglia a 3 nodi, 3,5 nodi sono stenti, ma non sono impossibili da fare. Però c’è un altro problema che ora comincia a farsi concreto. Cosa mangiare? Quando Conrad è partito da Les Sable d’Olonne il 6 novembre aveva con se cibo per 100 giorni, nei contenitori ora c’è pochissimo. Quel poco Conrad lo ha razionato scendendo a 700 calorie al giorno e includendo in queste anche le razioni della zattera di salvataggio.

Per quanto riguarda l’energia, fortunatamente qualche giorno prima di partire tra le proteste del suo team, ha fatto montare a bordo dei pannelli fotovoltaici che ora lo stanno aiutando anche se il cielo è coperto e di sole se ne vede poco, ma stando alle previsioni nei prossimi giorni, prima dell’arrivo di una nuova perturbazione ci dovrebbero essere due giorni di bel tempo. Bel tempo prezioso per ricaricare le batterie, subito dopo la perturbazione, forse riuscirà a spingerlo oltre la velocità di 7 nodi, il limite minimo per mettere in funzione l’idrogeneratore.

Il morale di Conrad è alto “ l’adrenalina di questa battaglia per finire a tutti i costi il mio Vendée Globe, mi sta dando l’energia per fare tutto.”

Nel frattempo a Les Sable d’Olonne c’è chi sta preparando per Conrad un benvenuto speciale, un benvenuto da eroe.