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Luna Rossa vince la Prada Cup: il racconto di una vittoria tutta italiana

Luna Rossa ha sovvertito i pronostici e regalato un momento di gioia insperata all’Italia. La finale di Prada Cup è il primo passo, dal 6 marzo la sfida contro Team New Zealand per la Coppa America

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Il primo a riuscire a portare l’Italia a giocarsi la finale di Coppa America fu Raul Gardini, nel 1992, con il Moro di Venezia timonato da Paul Cayard. Poi iniziò, a fine anni ’90, l’era di Luna Rossa e Patrizio Bertelli con il sindacato italiano che, guidato in acqua da Francesco De Angelis e Torben Grael, conquistò la Louis Vuitton Cup del 2000 ad Auckland.

Oggi sono ancora gli uomini di Luna Rossa Prada Pirelli Team a tenere svegli gli italiani di notte davanti alla tv, fino alla conquista di una Prada Cup, il trofeo che decide lo sfidante di Team New Zealand per la Coppa America, con un tondo 7 a 1 contro INEOS. Se alla vigilia qualcuno avesse detto al tifo italiano che il risultato finale sarebbe stato questo in pochi ci avrebbero creduto.

La sfida contro la corazzata anglosassone di Ben Ainslie&Co sembrava anche psicologicamente proibitiva: le cinque medaglie olimpiche del pozzetto inglese e i 120 milioni di sterline di budget apparivano una montagna troppo impervia da scalare.

Eppure Checco Bruni alla vigilia lo aveva detto: “Ben Ainslie l’ho già battuto”.

In effetti Francesco Bruni, classe 1973 da Palermo, l’inglese lo aveva già sconfitto ed è uno dei pochi al mondo che può vantarsi di questo risultato. Nel 1994 il timoniere palermitano che correva in Laser, nella stessa classe olimpica in cui all’epoca regatava Ben Ainslie, vinse europeo e mondiale nello stesso anno, lasciandosi alle spalle tra gli altri anche il britannico.

Ben sarebbe poi diventato Sir vincendo una medaglia olimpica dietro l’altra, ma il timoniere palermitano a distanza di quasi 30 anni si è ricordato come fare per batterlo.

Quella contro INEOS è stata la tipica sfida di Davide contro Golia, ma la cosa a impressionare di più è stato il modo in cui Luna Rossa ha condotto fino ad ora la sua campagna di Coppa America.

Il team guidato da Max Sirena è sembrato seguire fin dall’inizio un disegno preciso, fin dalla nascita della prima barca varata ormai quasi due anni fa. Uno scafo che guardava già in avanti rispetto a quelli degli altri sfidanti, americani e inglesi, che infatti sui loro secondi AC 75 hanno stravolto i progetti riprendendo alcune delle idee introdotte da Luna Rossa.

Mentre gli altri si affrettavano a cambiare le carte in tavola, il design team italiano varava una barca 2 che sviluppava razionalmente il primo scafo e ne era la sua naturale evoluzione. Un processo di miglioramento delle forme e delle soluzioni tecniche che è stato sempre fedele a se stesso, non ha mai dovuto smentirsi, e ha seguito un processo di piccoli e graduali miglioramenti. Tutto il contrario degli altri due sfidanti che hanno completamente rinnegato i progetti di barca 1.

Questa però era solo la premessa per una sfida vincente, la risposta poi doveva arrivare dall’acqua e l’inizio della Prada Cup per Luna Rossa non è stato dei più brillanti. I Round Robin ci avevano mostrato infatti una Luna Rossa ancora fragile sia pur molto veloce, un pozzetto un po’ indeciso nei momenti cruciali, senza un tattico a fiutare il vento.

Le sconfitte contro INEOS sono arrivate una dietro l’altra insieme ai rammarichi e ai dubbi sulla scelta del doppio timoniere che proprio non sembrava funzionare nelle prime regate. Ancora una volta però è stata la coerenza l’arma vincente di Luna Rossa.

Max Sirena non solo ha difeso senza indugi le scelte tecniche sulla doppia conduzione affidata a Bruni e Spithill, ma si è anche fatto sentire in maniera molto accesa dai suoi alla fine dei Round Robin vinti da INEOS.

Quella di Max Sirena ai suoi non è stata solo una sveglia, insieme con i coach del team, Philippe Presti, Jacopo Plazi e Vasco Vascotto, il romagnolo ha pianificato una soluzione nuova: promuovere il randista Pietro Sibello al ruolo di tattico e investirlo quindi del doppio compito, randa e strategia. E soprattutto la barca con una serie di piccole migliorie alle vele e ai foil è apparsa decisamente migliorata.

Ineos Vs Luna Rossa - Prada Cup
Ineos Vs Luna Rossa - Prada Cup
Una serie di scelte che hanno portato immediatamente i suoi frutti durante la semifinale con American Magic. Contro un avversario ferito dalla terribile scuffia subita nei Round Robin la barca italiana ha avuto vita facile, ma si sentiva che qualcosa a bordo era cambiato: la comunicazione era più calma e razionale, le informazioni sull’andamento del vento venivano snocciolate da Sibello con precisione costante, Luna Rossa sembrava iniziare a stare in acqua sempre al posto giusto nel momento giusto.

E mentre gli americani si preparavano a tornare a casa con un secco 4-0, il sindacato italiano metteva a punto qualche altra piccola ma decisiva modifica alla barca per migliorarne le performance in vista della finale contro INEOS. Se a inizio Prada Cup Luna Rossa era veloce di bolina e in generale con poco vento, l’AC 75 griffato Prada e Pirelli ha iniziato a essere molto competitivo anche con brezza tesa e in poppa, colmando quei piccoli buchi di prestazioni su cui sembrava ancora perfettibile.

LUNA ROSSA VINCE LA PRADA CUP
IL TRIUMVIRATO ITALIANO
LE AZIENDE ITALIANE SU LUNA ROSSA
IL DEFENDER EMIRATES TEAM NEW ZEALAND
LA COPPA AMERICA

LUNA ROSSA VINCE LA PRADA CUP

E si arriva così alla finale di Prada Cup contro l’avversario più temibile, contro quel Ben Ainslie verso cui l’intera comunità velica internazionale sembra avere quasi una sorta di sudditanza psicologica tanto è il carisma del campionissimo britannico. Ma questo sentimento non sembra fare parte delle emozioni dell’equipaggio italiano.

I primi due giorni di finale della Prada Cup sono arrivati come due schiaffi in faccia per gli inglesi, anzi gli schiaffi per essere precisi sono stati quattro dato che 4-0 è stato il punteggio dopo i primi due giorni di gare.

Un inizio così nessuno poteva mai immaginarlo: non lo avevano predetto i bookmakers, nessuno tra giornalisti e commentatori aveva osato lanciare un pronostico simile, gli stessi uomini di Luna Rossa pensavano di dovere soffrire molto di più.

Stupore che ovviamente ha coinvolto gli stessi inglesi e il defender Team New Zealand che nel frattempo avevano stretto una “simpatica” amicizia anche in chiave anti italiana.

E allora ecco iniziare un po di “show” da vecchia Coppa America. La notizia di alcuni casi, di Covid in Nuova Zelanda fa scattare i protocolli di sicurezza del governo kiwi.

Una prassi ampiamente prevista e già presa in esame come eventualità dai team in corsa per la Coppa America; con il grado di allerta 2 le regate possono svolgersi ma senza pubblico e con il villaggio a terra chiuso.

Il regolamento di regata recita che qualunque cosa accada la finale di Prada Cup non può spingersi oltre il 24 febbraio.

Gli organizzatori dell’America’s Cup (America’s Cup Evente, ACE n.d.r.) chiedono però al Challenger of Record (che dal momento in cui Luna Rossa ha presentato la sfida diventa di fatto un soggetto esterno al team nonché l’organizzatore della Prada Cup n.d.r.) di rinviare le regate di una settimana, contrariamente a quanto indicato da regole e protocolli ufficiali, per dare la possibilità al pubblico di assistere alle regate.

Luna Rossa fiuta il pericolo, una settimana di preparazione in più per Ineos può essere pericolosa e il regolamento è tutto dalla parte degli italiani che vogliono applicarlo alla lettera e senza alcuna modifica.

Il Challenger of Record si oppone al rinvio, e senza il suo OK non si possono cambiare le regole di regata. In una conferenza stampa, che passerà alla storia di questa Prada Cup, il challenger of record, rappresentato da Alessandra Pandarese e da Francesco Longanesi, che ne curano gli affari legali, è lapidario: il rinvio delle regate non è nemmeno in discussione, le regole sono chiare e dicono che nel rispetto dei protocolli voluti dal governo neozelandese le regate si possono svolgere.

E’ quasi come se fosse un altro punto conquistato in acqua perché a distanza di 48 ore dalla conferenza stampa si torna in mare senza dare il tempo a INEOS, che è fermo al 4-0, di riprendere fiato.

La prima regata dopo la grande polemica è un altro pugno nello stomaco per UK: dopo una partenza in cui Ben Ainslie le prova tutte per fare innervosire l’equipaggio italiano, Luna Rossa prende la testa della regata nella prima bolina e non la lascia più fino al traguardo, andando a conquistare in scioltezza il quinto punto della serie.

A questo punto per Ineos arriva di fatto il momento della disperazione, e solo il suo Sir Ben Ainslie può trovare il bandolo della matassa. Il baronetto si prende sulle spalle barca ed equipaggio, infila una partenza perfetta e questa volta al primo incrocio si piazza davanti a Luna Rossa. In race 6 il vento arriva fino a 14-15 nodi e le performance delle due barche diventano simili. Ben Ainslie deve sudare sette camice per portare a casa il primo punto della serie ma alla fine, nonostante una Luna Rossa all’arrembaggio di bolina, conquista la prima vittoria della finale.

Un punto perso non è certo un dramma ma basta per accendere un po’ di inquietudine agli uomini di Prada Pirelli.

La giornata numero quattro della finale di Prada Cup, nella quale sono in programma race 7 e 8, si apre all’insegna del vento leggero. Il campo A è accarezzato da una leggera brezza da nord, intorno ai 10 nodi come picco massimo.

Luna Rossa vince la Prada Cup
Luna Rossa vince la Prada Cup, l'Italia va in finale di Coppa America
In queste condizioni Luna Rossa sembra leggera come una farfalla, mentre Ineos ha il passo pesante di un calabrone. Bastano pochi bordi in race 7 per capire che non c’è storia, Luna Rossa soprattutto di bolina fa un altro sport rispetto agli inglesi che accumulano un distacco pesante, perdono race 7 e sentono già la voce dell’altoparlante dell’aeroporto che chiama l’aereo di ritorno verso Londra per Ben Ainslie e soci.

Race 8 è una pura formalità, serve solo a sentire Ben Ainslie a bordo che impreca per l’incapacità di contenere gli spunti di velocità della barca italiana. INEOS è come un gigante dai piedi d’argilla, ormai sfinito da una lotta contro un avversario troppo più agile che gli ha girato intorno fino ad ubriacarlo.

Luna Rossa taglia il traguardo saldamente in testa, a bordo scoppia una festa finalmente fragorosa, con Checco Bruni che può lasciarsi andare, va addirittura ad abbracciare il freddo Spithill ed esclama di cuore: “E che cavolo, siamo italiani, adesso è il momento di festeggiare un po’”. Solo un po’, perché a terra Max Sirena ricorda a tutti: “Per 5 o 6 ore voglio che tutti festeggino perché se lo meritano, ma da domani tutti concentrati perché abbiamo da preparare una Coppa America”.

E scusate se è poco.



IL TRIUMVIRATO ITALIANO

Lo ha definito così Gabriele Bruni, il fratello di Checco: un triumvirato composto da Francesco Bruni, James Spithill e Pietro Sibello nel pozzetto della barca italiana. Sono loro le tre “menti” che sviluppano le strategie di regata e fiutano il vento.

La soluzione del doppio timoniere in particolare, che inizialmente sembrava perdente, si è rivelata decisiva e nettamente vantaggiosa nelle partenze dove i nostri hanno dominato. Se poi a chiamare i salti di vento e le raffiche c’è un fenomeno come Piero Sibello, ex star del 49er azzurro che sfiorò la medaglia alle olimpiadi di Pechino.

Singolare la storia di Sibello, un velista fortissimo che ha passato diversi anni fermo a causa di motivi di salute ed è poi ritornato in attività proprio grazie a Luna Rossa e Max Sirena.

Il concetto del “triumvirato” italiano, aldilà delle ragioni tecniche, fotografa bene il livello del gioco di squadra di questo gruppo: non ci sono prime donne, anche il “galletto” James Spithill è stato normalizzato e con Checco sembra esserci adesso una vera intesa che non è solo di facciata.
Il triumvirato
Il triumvirato. Da sinistra James Spithill, Pietro Sibello e Francesco Bruni.

Il principio è chiaro: non è una persona a fare la fortuna della barca o del team, ma ogni singolo membro degli oltre 120 uomini e donne che fanno parte di Luna Rossa.

LE AZIENDE ITALIANE SU LUNA ROSSA

La vittoria della Prada Cup da parte di Luna Rossa è una vittoria molto italiana dal sailing team a tutte le aziende fornitrici. A bordo su 11 membri di equipaggio dieci erano italiani, l’unico straniero è l’australiano James Spithill che è però alla seconda campagna di Coppa con Luna Rossa dopo quella di Valencia 2006. Più internazionale, ma a forte presenza italiana, è invece il design team.

Per quanto riguarda le aziende coinvolte nella sfida, le vele di Luna Rossa sono realizzate dalla North Sails e finite presso la veleria di Carasco in Liguria, su disegno dei progettisti Marco Capitani e Juan Garay. Le cime sono fornite dalla novarese Gottifredi Maffioli, mentre i winch e i coffee grinder sono a opera di Harken, marchio americano che ormai parla anche molto la nostra lingua a livello di management.

La Cariboni invece, azienda specializzata nello sviluppo delle componenti idrauliche applicate alla nautica, ha sviluppato il sistema di movimento dei foil fornito a tutti i team della Coppa America.

E infine le due Luna Rossa AC 75 sono state costruite presso la Persico Marine di Nembro. Una cittadina, Nembro, nella bergamasca, tra le più colpite in Italia dal Covid, proprio nei mesi in cui, tra mille difficoltà, veniva ultimata la costruzione dello scafo numero 2.

IL DEFENDER Emirates Team New Zealand

L’attenzione ora si sposta verso Emirates Team New Zealand che aspetta Luna Rossa per la sfida finale che andrà in scena a partire dal 6 marzo prossimo. La barca kiwi è parzialmente avvolta nel mistero: nessuno la vede regatare da fine 2020, si sa solo che hanno sviluppato un set di foil dalle forme radicali che pare fornire alla barca velocità eccezionali sopra i 15 nodi di vento.

Si parla di velocità quasi irreali, come i 56 nodi raggiunti al lasco.

Numeri che spaventano ma che alla fine dicono anche poco. Una punta di velocità non fa la solidità di una barca, contano le medie generali e soprattutto la manovrabilità, la rapidità in virata, insomma giudicare da un singolo numero senza conoscere il quadro generale delle performance può essere fuorviante.

A favore di Luna Rossa c’è senza dubbio il fatto che Team New Zealand non regata da dicembre e questo, sugli AC 75, barche complesse che richiedono un lungo apprendimento della conduzione e delle tecniche di regata, non è un fattore positivo, anzi. A livello di conduzione e familiarità con la barca c’è da scommettere che Luna Rossa in questo momento sia preoccupante anche per i temibilissimi kiwi.

In questi giorni di pausa è realistico pensare che Max Sirena e compagni mettano in cantiere qualche altra piccola modifica. Si parla anche di un set di foil per Luna Rossa simile a quello dei neozelandesi. Ma ci sarà da attendere il primo incrocio per saperne di più.

Le Regate di Coppa America
La 36esima Coppa America - Il calendario delle Regate


LA COPPA AMERICA

L’America’s Cup è il trofeo più antico trofeo della storia dello sport. Rappresenta la massima competizione velica, da sempre giocata sul doppio livello sportivo e tecnologico. Si disputa dal 1851, quando la goletta statunitense America vinse la Coppa delle Cento Ghinee, battendo la flotta britannica in una regata intorno all’Isola di Wight.

L’ultima edizione, la 35esima, disputata nel 2017 ha visto prevalere il catamarano dello sfidante Emirates Team New Zealand contro il defender Oracle Team USA.

La prossima, la 36^ America’s Cup presented by PRADA, si sta correndo ad Auckland, in Nuova Zelanda (dal 6 al 21 marzo), preceduta dalla PRADA Cup, la regata tra i challenger, che ha decretato il team vincitore Luna Rossa che sfiderà Emirates Team New Zealand, attuale detentore della Coppa.


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